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27 Dicembre 2008 ARCHEOLOGIA
Michele Tosi Liutprand.it
Il Monte Groppo attende ancora uno scavo scientifico
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Sul Monte GROPPO, alla quota di m 1000 sul livello del mare, si conservano preziose testimonianze dei più antichi insediamenti dell´uomo neolitico nella zona collinare intorno a Bobbio, ossia sull´Appennino tra il Mar Ligure e la Val Padana. La località era già abitata circa 7000 anni or sono. La sua posizione strategica, naturalmente fortificata, sul displuvio tra le valli del Tidone e del Trebbia, per ben 5000 anni è stata preferita ad altre località, con una continuità di vita veramente impressionante. Forse fu una delle ultime fortezze liguri a cadere sotto l´impero di Roma, verso l´inizio dell´era cristiana.

La scoperta, avvenuta casualmente nel 1972, non è stata seguita da scavi sistematici da parte di persone competenti. Pertanto, molto materiale è andato disperso o sciupato, perché ricercato in modo caotico con la sola preoccupazione del collezionismo.

Il massiccio del Groppo sorge a poca distanza dal Monte Pradegna ed è seguito dalle cime dei monti Panperdú e Pietracorva. Il toponimo Groppo mette in evidenza gli aspetti morfologici d´un certo tipo di montagna, comune in tutto il territorio dell´antica Liguria: un rilievo tondeggiante al vertice, con fianchi molto scoscesi. La vetta è formata da un tavolato inclinato da Ovest verso Est, sull´emergenza di un enorme masso di serpentino, appartenente alla stessa formazione geologica dei Sassi Neri. Vi si accede solo da due parti; gli altri due lati presentano una roccia ripida e perpendicolare. La via ad Est è costituita da un piccolo sentiero che s´inerpica sul fianco della roccia e rag2iunge la parte bassa del tavolato. La via ad Ovest risulta più spaziosa ed agevole: sale obliquamente da Nord a Sud e verso la sommità si biforca per raggiungere la parte più alta. Un sottile strato di terriccio ricopre l'intero tavolato, ma in alcuni punti sembra più consistente, perché copre cavità della roccia.

In antico la vetta doveva estendersi maggiormente sul lato Sud-Est, inglobando gli altissimi massi che ancor oggi si ergono in mezzo ad un caotico pietrame; questi massi forse erano le pareti di grotte, distrutte in seguito dal franamento della parte alta. In quegli antri abitò certamente l´uomo neolitico e solo più tardi li usò come necropoli. Più sotto sono ancora visibili alcuni muri a secco: potrebbero essere parti di un sistema difensivo o semplicemente il fondo di capanne dell´età del Bronzo.

L´esame dei reperti si presenta assai difficoltoso, non solo per la frammentarietà causata dalle troppe dispersioni, ma anche per lo sconvolgimento subito all´atto dell´estrazione. Da ciò che è possibile osservare, tenendo nella dovuta considerazione il materiale rinvenuto negli insediamenti liguri, si può risalire al periodo Neolitico (5000-2800 a.C.) come punto di partenza dell´insediamento del Groppo. Da quel momento, con una successione che non appare interrotta, il Groppo appare frequentato sino a tutta l´età del Ferro, lungo un arco di circa 5000 anni.

Le testimonianze più arcaiche sembrano riferirsi al Neolitico Inferiore (5000-4100 a.C.). Si tratta di frammenti della ben nota «ceramica impressa» ad impasto grossolano, di colore grigio scuro o rossiccio, con uno spessore notevole e molto irregolare. Sono parti di pentole, vasi scodelle e bicchieri, costruiti senza l´ausilio del tornio.

Prima della cottura, gli oggetti ricevevano una decorazione assai semplice, mediante l´impressione di strumenti: si riscontrano linee orizzontali di coppelle o di virgole ottenute con l´impressione della punta del dito; tagli verticali ed obliqui fatti con l´unghia o con stecche d´osso e di legno; fasci di linee orizzontali, quasi sempre 4 o 5 sovrapposte, prodotte con stecche o con la pressione di cordicelle. A questo stesso periodo si riferiscono alcuni coltelli in selce e punte di frecce che presentano una rozza lavorazione. L´uomo del Neolitico Inferiore viveva certamente nelle grotte poste sul lato Sud del Groppo; sulla sommità vi erano solo le capanne destinate alle sentinelle. L´intera comunità saliva in vetta per motivi di difesa o di carattere religioso: si trovarono infatti, nella parte più alta del tavolato, diverse pietre bianche disposte a modo di pavimento e recanti un´infinità di segni di origine naturale, molto simili ad alcune incisioni rupestri filiformi; tali particolarità potrebbero aver avuto un significato cultuale.

Gli strumenti rinvenuti indicano chiaramente che l´alimentazione era basata prevalentemente sulla caccia e sulla pesca.

Durante il periodo del Neolitico Medio (4100-3500 a.C.) la tecnica di lavorazione si affina notevolmente. Al Groppo è venuta in luce ceramica di color bruno lucido con uno spessore píú sottile e regolare, riproducente una decorazione più matura complessa: i motivi già noti sono combinati in modo nuovo e fantasioso, con la preferenza di una cordicella di circa 3 mm di spessore. Anche la vita sociale all´interno del gruppo manifesta rapporti più maturi. Infatti si sono trovati piccoli amuleti a forma di tronco di piramide rettangolare, decorati con 5 o 6 tratti orizzontali di cordicella sui due lati maggiori, e con al vertice un forellino per poterli appendere al collo. Vi sono tracce che indicano una particolare cura del proprio corpo: piccoli anelli in pietra bianca sono frammenti d´una collana femminile; stampini perforati (Pintaderas) testimoniano l´uso di decorare il proprio corpo o i propri indumenti. Le asce in serpentino rinvenute appaiono molto levigate; una maggiore cura si nota anche nella lavorazione delle punte di freccia e dei coltellini in selce. Infine, l´agricoltura sembra divenuta l´occupazione principale: lo dimostrano le macinelle in pietra, con un diametro di cm. 12-15 circa. L´abi azione permane ancora all´interno delle grotte.

Nel Neolitico Superiore (3500-2800 a.C.) l´attenzione dell´uomo si volge verso attività che potremmo chiamare «industriali». Egli pratica in modo rilevante la tessitura di varie fibre vegetali: infatti si sono trovati molti fusaruoli a forma di ciambellina in terra cotta o in talco; questi oggetti venivano infilati nella parte inferiore del fuso per farlo prillare più regolarmente e a lungo. Continua anche la produzione della ceramica, ma essa sembra rispondere maggiormente a finalità pratiche: più lucida e sottile, non reca più tracce di decorazione; le ciotole a forma rotonda portano sulla parete esterna due prominenze forate, destinate al passaggio di una cordicella che permette di poterle appendere.

Sino a questo momento non sono state trovate testimonianze del periodo Eneolitico (2800-2300 a.C.), ma tutto lascia pensare che il Groppo abbia continuato nella sua esistenza.

Il passaggio dall´età del Rame a quella del Bronzo (2300-1100 a.C.) è segnato dall´abbandono delle abitazioni in caverna ora utilizzate come sepolcri, e dalla costruzione di abitazioni in villaggi all´aperto. Fra i reperti trovati vi sono piccoli coltelli e graziose fibule in bronzo. La fusione del metallo era fatta sul luogo, come testimoniano alcune scorie di fusione rinvenute.

Durante l´Età del Ferro (1100-0 a.C.), il periodo dell´apparizione del popolo dei Liguri, il Groppo assume il carattere di «castellaro», in quanto la primitiva esigenza di difesa, rappresentata dalla permanenza delle sentinelle sulla vetta, diventa ora bisogno inderogabile di protezione per i propri campi ed armenti, ottenuti con tanta fatica dall´aspro ambiente circostante. Qualcuno ha voluto trovare in ciò una spiegazione della strenua opposizione dei Liguri allo esercito romano e del loro carattere chiuso. In questo periodo i villaggi si estendono in tutta la zona circostante, scendendo anche verso la Spanna e la zona dell´antica S. Maria. Fra i reperti vi sono anche piccoli oggetti in ferro, quali chiodi e fibbie.

Sembrano presenti anche alcune tracce della civiltà celtica: lo proverebbero un coltello in ferro e un frammento di armilla in pasta vitrea.

Infine, alcuni frammenti di tegoloni ci riportano all´epoca della romanizzazione: essi sono molto simili a quelli che facilmente si trovano nella zona di Bobbio e forse provengono dalla fornace del Rio Gambado.

Ci si augura che le autorità competenti possano per il futuro impedire, con interventi tempestivi, il ripetersi dello scempio operato nella zona archeologica più interessante della valle. Il Groppo attende ancora uno scavo scientifico. Una parte del materiale archeologico rinvenuto è oggi conservata presso il Museo Nazionale di Parma.