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Marzo 2003 ARCHEOLOGIA
Enel Magazine
Il perfido cannibale
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Esistevano già convincenti prove che i Britanni di diecimila anni fa conducessero pratiche di cannibalismo. Oggi però, nuovi studi dimostrerebbero che anche i loro "pronipoti", vissuti duemila anni or sono, all'epoca delle invasioni romane, si mangiavano l'un l'altro, probabilmente come parte di riti religiosi.

Un gruppo di archeologi, guidato da Mark Horton, della Bristol University, ha scoperto nel Gloucestershire una quarantina di corpi, sepolti in una fossa. Il particolare che ha destato il sospetto dei ricercatori è stata la presenza di ossa femorali accuratamente divise in senso longitudinale e svuotate del midollo: un segno tangibile di cannibalismo.

«Siamo stati molto sorpresi», commenta Horton, che aggiunge: «Non puoi fare una cosa del genere per errore. Dividere l'osso in quel modo è una procedura assai delicata. E la sola ragione di estrarne il midollo è per mangiarlo».

Finora Horton e i suoi collaboratori hanno recuperato sette scheletri, la cui datazione ha permesso di stabilire l'epoca in cui vissero gli sfortunati individui: tra il 30 a.C. e il 130 d.C. Probabilmente uccisi come vittime sacrificali in vista di un'importante battaglia.

Effettivamente uno degli scheletri mostra segni inconfondibili: «Questa persona è stata uccisa alle spalle, poi anche la parte anteriore della testa è stata completamente fracassata. Sono stati uccisi in modo particolare, "perverso"», spiega Horton. «Dalle descrizioni delle guerre galliche di Cesare», insiste lo studioso, «sappiamo che i Celti compivano sacrifici di massa prima delle grandi battaglie. Inizialmente prendevano i criminali, poi gli zoppi e i malati. La cosa interessante delle nostre ossa è che molte di esse mostrano segni di malformazioni e infermità». La buca sarebbe dunque «un'apertura verso gli inferi», regno di Cunomaglus, il dio celtico dalle sembianze di cane, in nome del quale sarebbero stati sacrificati tanti uomini.