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17 Agosto 2008 ARCHEOLOGIA
Il Messaggero
Messico, scoperti 14 templi sotterranei: è il cammino dei Maya per entrare nell'inframondo
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L'ingresso a uno dei templi sotterranei scoperti in Messico
La parte interna di uno dei templi sotterranei scoperti in Messico
tempo di lettura previsto 2 min. circa

CITTÀ DEL MESSICO - Quattordici templi sotterranei, alcuni sommersi dall'acqua, che potrebbero essere parte del leggendario cammino immaginato dalla civiltà Maya per entrare nell'inframondo, governato da Xilbalbà, il Dio della Morte. Questa la straordinaria scoperta annunciata dagli archeologi in un sito Maya a Sahcaba, nella penisola dello Yucatan.

Guillermo de Anda, responsabile degli scavi dell'Istituto nazionale di antropologia e storia (Inah) del Messico, ha spiegato che è venuto alla luce un complesso di cenotes (pozzi d'acqua all'interno di caverne) ed edificazioni in grotte labirintiche e di difficile accesso, simile alla descrizione esistente nel Popol Vuh, il libro sacro per eccellenza dei Maya. De Anda ha definito il ritrovamento, che potrebbe risalire ad un massimo di circa 1900 anni fa, «una grata sorpresa» perché conferma l'esistenza di pratiche religiose che finora si tendeva a considerare leggendarie. «Per entrare nello Xilbalbà, l'inframondo maya, bisognava percorrere un tortuoso cammino - ha detto - alla fine del quale si trovava, secondo il Popol Vuh, un corpo acquoso con costruzioni, dove l'aspirante doveva superare dure prove», fra cui fiumi pieni di scorpioni e sangue di pipistrelli.

Riguardo al tema, lo studioso italiano Leonardo Malentacchi ricorda che l'universo per i Maya era suddiviso in tre strati: il mondo sotterraneo (l'inframondo o Xilbalbà), la terra (Cab) ed il mondo superiore, (il cielo, Caan). Gli archeologi hanno localizzato fra l'altro, scendendo ad una profondità anche di 40 metri, un "sacbe", ossia un sentiero di pietra lungo un centinaio di metri, collegato ad un sistema di viario simile a quello realizzato a Chichen Itzà, uno dei centri archeologici maya più importanti dello Yucatan.

Il complesso di templi e cenotes si estende nel territorio di vari municipi della regione centrale della penisola (Tecoh, Homun, Kantunil, Chocholà e Abalà); l'accesso è possibile attraverso una galleria naturale occultata da pietre lavorate, il cui ingresso visibile è alto appena un metro e largo 50-60 centimetri. Durante gli scavi, all'interno del complesso dedalo di corridoi, pozzi e templi sono stati rinvenuti anche resti umani e oggetti di ceramica utilizzati a mò di offerta, sculture raffiguranti sacerdoti, oltre che iscrizioni e incisioni votive.