ROMA - Dopo il rientro nel 2005 in Etiopia della stele di Axum (il prossimo 4 settembre sarà il sottosegretario per gli Affari Esteri Alfredo Mantica, in rappresentanza di Berlusconi, a partecipare alla cerimonia di ricollocamento dell'obelisco ad Addis Abeba) e della Venere di Tripoli, riconsegnata nel 1999 ai libici da Massimo D'Alema, un altro bottino di guerra viene restituito ai legittimi proprietari. La Venere Anadiomene, più nota come Venere di Cirene, copia ellenistica del II secolo d.C. della perduta Venere di Cnido di Prassitele, è tornata in Libia.
A consegnare la bella Afrodite nelle mani del colonnello Gheddafi, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che ha riaccompagnato l'opera in Libia, dove fu ritrovata priva di testa nel 1913, durante la Guerra fra Italia e Turchia, nella località conosciuta come l'«Atene libica»: Cirene. La zona da cui fu trafugata faceva parte all'epoca, del territorio libico. Questa fu la motivazione alla base della decisione di restituire la raffinata opera al paese nordafricano, decisione già assunta nel 2002 da Giuliano Urbani, allora ministro dei Beni culturali, ma poi bloccata dall'associazione «Italia nostra» con un ricorso presentato al tribunale amministrativo del Lazio.
Il ricorso, però, è stato respinto prima dal Tar del Lazio e poi dal Consiglio di Stato il 23 giugno scorso: oggi la statua, che era conservata nel Museo Nazionale Romano di piazza dei Cinquecento, fa ritorno a casa chiudendo così la lunga disputa tra Italia e Libia e la lunga vicenda legale.
La Venere Anadiomene è stata rinvenuta da una missione archeologica italiana nel 1913 e la sua scoperta diede il via agli scavi del santuario di Apollo a Cirene, importante colonia greca del Mediterraneo che si trovava nell'odierna Libia orientale, presso l'attuale cittadina di Shahhat, nella Municipalità di Al Jabal al Akhdar. Fondata dai Greci intorno al 630 a.C., insieme con le città di Teuchira-Arsinoe, Euesperide-Berenice (Bengasi), Apollonia e Barce-Tolemaide, costituiva la cosiddetta Pentapoli cirenaica. In seguito passò sotto l'influenza di altre culture, per diventare capoluogo di una provincia dell'Impero Romano nel 96 a.C.
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