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9 Ottobre 2003 ARCHEOLOGIA
Focus
Armi atomiche? Nulla di nuovo
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Frecce potenziate con veleno di serpente, bombe di scorpioni, fuochi accesi per intossicare i civili, impestati mandati a bussare alle porte di città nemiche: sono questi i primordi delle tanto famigerate armi chimiche, secondo la studiosa americana Adrienne Mayor. Lo spiega nel suo nuovo libro "Greek Fire, Poison Arrows and Scorpion Bombs: Biological and Chemical Warfare in the Ancient World", dove traccia le origini e la storia della guerra e, in particolare, dell'uso di armi chimiche e biologiche.

Tra storia e mito. La ricostruzione storica si incrocia con il mito e in particolare con una delle sette fatiche di Ercole, quella che consisteva nell'uccidere Idra di Lerna, terribile serpente a nove teste, di cui una immortale. Una volta ucciso il mostro, Ercole avrebbe intinto le punte delle sue frecce nel veleno contenuto nella testa immortale di Idra: in questo modo dal suo arco partivano armi in grado di infliggere ferite inguaribili. Ad avvalorare ulteriormente la tesi della Mayor sarebbe l'etimologia della parola "tossico" che non deriverebbe dal termine greco toxicòn (veleno), ma da toxon (freccia), a memoria delle inesorabili frecce erculee. Lotta senza frontiere. Sull'opportunità di usare questo genere di armi così poco ortodosse anche gli antichi avevano qualche remora e relegavano questi mezzi a "ultima spiaggia" prima della capitolazione.