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20 Novembre 2003 ARCHEOLOGIA
CulturalWeb.it
Ad Arcinazzo Romano torna alla luce la villa di Traiano
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Gli scavi archeologici iniziati nel 1999 hanno fatto scoprire una estesa costruzione articolata su terrazzamenti, nonché un vasto giardino rettangolare contornato da portici su cui si affacciavano ambienti monumentali.

Dell'imperatore M. Ulpio Traiano (98-117 d.C.), di origine spagnola, sono note grandi realizzazioni monumentali (il Foro con la famosa Colonna a Roma, l'acquedotto, il porto di Civitavecchia, etc.), ma finora era praticamente sconosciuta la sua villa costruita a 60 chilometri da Roma, in località Altipiani di Arcinazzo, a circa 900 metri di altezza.

Del resto l'imperatore è noto soprattutto come generale vittorioso di importanti guerre (ad esempio quelle daciche) e non come raffinato intellettuale, quale fu il suo successore e conterraneo Adriano, amante dell'arte e degli otia in villa. Eppure anche Traiano, che - come ci informa Plinio il Giovane nel Panegirico - era appassionato di navigazione e della caccia, possedette due ville: una marittima a Civitavecchia (identificata con le c. d. "Terme Taurine") e una in montagna, appunto ad Arcinazzo.

Anche con lo scopo di inquadrare meglio la figura dell'imperatore, quindi, la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio ha ripreso nel 1999 gli scavi in quest'ultima località, scavi egregiamente condotti sotto la direzione di due esperti archeologi, Maria Grazia Fiore e Zaccaria Mari. Si è avuto come stupefacente risultato il rinvenimento di una costruzione di circa 5 ettari di estensione, impostata alle pendici del monte Altuino, articolata in vaste platee sorrette da terrazzamenti a speroni e alimentata da cisterne situate a quota più alta.

La spianata superiore ospitava il nucleo privato o palatium della villa con annesso edificio termale (individuato grazie a prospezioni elettromagnetiche); quella inferiore invece aveva carattere di rappresentanza.

Gli scavi inoltre hanno portato alla luce un vasto giardino rettangolare cinto di portici su cui si affacciava un gruppo di ambienti monumentali raccolti intorno a un triclinio. "Il fasto della costruzione, che nei rapporti di simmetria e nello studio dei percorsi evidenzia la mano di un grande architetto", dicono gli archeologi Fiore e Mari, "è rivelato da pavimenti in opus sectile di marmi policromi, dalle decorazioni pittoriche e in stucco dorato e dall'ornato degli elementi architettonici che richiamano quelli del Foro di Traiano.

Tutti i reperti riportano concordemente all'età traianea, ma la villa è precisamente databile in base al rinvenimento (avvenuto nell'Ottocento) di condutture in piombo con marchio di fabbrica degli anni 97-102 e 114-115 d. C. recante il nome dell'imperatore e del suo procuratore Hebrus, lo stesso della villa di Civitavecchia".

La villa di Arcinazzo dovette servire, oltre che per la villeggiatura estiva, dato lo splendido aspetto paesaggistico, anche come punto di appoggio per battute di caccia facilitate dalla presenza di abbondante selvaggina.