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18 Novembre 2007 ARCHEOLOGIA
adnkronos
nuova ipotesi, rivolta maccabea fu guerra santa
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Roma - La rivolta giudaica dei Maccabei nel II sec. a.C. sotto il dominio seleucide (la dinastia ellenistica fondata dal generale Seleuco che regnò sulla parte orientale dei domini di Alessandro Magno) ebbe come obiettivo non solo quello di combattere contro un'ellenizzazione forzata, ma anche rimarcare con forza l'identità religiosa del popolo ebraico ribadendo la centralità del Tempio. La crisi maccabea in sostanza riunisce in un unico evento il conflitto coloniale, la guerra santa, la costruzione del primo Stato giudaico. Lo afferma una nuova ricostruzione storica che appare sulla rivista "Archeologia Viva".

Un avvenimento che rivela la messa in causa della dominazione greca alla fine dell'epoca ellenistica, dopo le speranze suscitate da Alessandro. Il III sec. a.C. era stato un periodo di forte ellenizzazione degli Ebrei, con un'apertura al mondo esterno e al modo di vivere greco. In questa fase si riscontra un forte impegno da parte delle grandi famiglie israelite al servizio dei re greci, nei ruoli di comandanti o tesorieri incaricati della riscossione delle imposte. Le cose degenerano nel II sec. a.C. quando al suo ritorno dall'Egitto il re seleucide Antico IV interviene a Gerusalemme, saccheggia il Tempio e lascia dietro di sé una guarnigione. E' l'inizio di un lungo periodo contrassegnato da forti tensioni.

Di li' a poco il sovrano applica principi di centralizzazione politica e militare, introduce il culto del re modificando lo spazio sacrificale del Tempio e proibisce tutte le pratiche peculiari degli Ebrei: circoncisione, sabato e cibo kasher. A Gerusalemme viene sospeso il rituale del sacrificio e la popolazione diserta la città.