sei in Home > Archeologia > News > Dettaglio News
7 Ottobre 2006 ARCHEOLOGIA
ArkeoPolis
Afghanistan, archeologi cercano di salvare il salvabile
tempo di lettura previsto 1 min. circa

Bamiyan - Gli archeologi mettono in gioco la loro stessa vita per salvare frammenti dei due Budda giganti, muovendosi fra detriti e bombe inesplose.

I monaci buddisti impiegarono svariate decine di anni per incidere le due immense statue - una di 53 metri e l´altra di 36, circa un millennio e mezzo fa, mentre al governo Talebano é bastato un arsenale di esplosivo per distruggerle nel marzo 2001, . Sono trascorsi cinque anni da allora, e gli archeologi cercano ancora di completare l´inventario dei frammenti, costretti ad interrompere il lavoro circa ogni mezz´ora per controllare le bombe inesplose.

"Ci concentriamo nel preservare ciò che rimane raccogliendo i frammenti fisici" ha affermato l´architetto tedesco Georgios Toubekis del´universitá di Aachen, che controlla il lavoro per il Consiglio Internazionale su Monumenti e Siti.

"Non ha senso fermarci alla sola raccolta dei pezzi - ha proseguito; dobbiamo pensare a cosa farci dopo".

Si tratta di frammenti, alcuni delle dimensioni di automobili, altri ridotti in polvere. Alcuni vorrebbero ricostruire i Budda, almeno in parte. Altri suggeriscono che potrebbero essere ricostruiti con materiali moderni, o perfino proiettati con laser a scopo simbolico. Infine, c´è chi afferma che il gesto iconoclasta deve essere ricordato così com´è avvenuto.

L´UNESCO, forse con un po´ di ritardo, ha dichiarato Bamiyan patrimonio dell´umanità nel 2003.

"Riceviamo pressioni da tutti per ricostruirli - ha affermato Omar Sultan, Ministro della Cultura - ma come archeologo non posso immaginare la ricostruzione di un Buddha con calcestruzzo o simili. Gli artisti che li fecero 1500 anni or sono avevano ben diverse sensazioni". Sultan opta per una tecnica di ricostruzione che unisca i frammenti originali in un nuovo materiale, così da far risultare evidenti i frammenti mancanti.