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26 Dicembre 2005 ARCHEOLOGIA
archaeology.org
MISTERIOSA MONGOLIA
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Nel XIII secolo, quando Gengis Khan - l´uomo la cui sconfinata ambizione avrebbe mutato la maggior parte dell´Eurasia nel più grande impero della storia – iniziò la sua campagna di unificazione delle tribù mongole, prese le mosse da un´oscura valle del nord, il Darkhat.

Oggi lungo il confine con la Russia Siberiana, la Valle di Darkhat segna il confine tra le vaste steppe dell´Asia centrale e la taiga siberiana. Dai tempi più remoti, questa regione era stata un crocevia, punto d´incontro delle culture dell´Asia Centrale e dell´Artico. Il risultato ancora oggi apprezzabile, è un paesaggio costellato di drammatici monumenti archeologici, specie imponenti tumuli sepolcrali di roccia, conosciuti come khirigsuurs, e pietre erette incise con simboli misteriosi.

E´ probabile che i nomadi dell´età del Bronzo eressero questi misteriosi megaliti attraverso le regioni del nord della Mongolia e del sud della Siberia attorno al 1000 a.C., per quanto alcuni studiosi ritengano che potrebbero essere opera di popoli dell´Età del Ferro che comparvero attorno al 700 a.C.

Conosciute come "pietre dei cervi" in quanto incise con immagini di cervi in volo, i khirigsuurs rivaleggiano i megaliti europei nei loro intricati disegni e nella loro pregiata manifattura. Ma rimane un mistero il perché siano stati creati e quale ruolo abbiano giocato per le antiche culture nomadi della Mongolia.

Dall´inizio degli anni ´90, studiosi provenienti da tutto il mondo si sono recati nella zona per apprendere nuovi elementi circa gli antichi turchi, che si ritiene si siano originati attorno al 500 d.C.

Spedizioni francesi e tedesche stanno scavando siti medievali.

E dal 2001, un team multidisciplinare dalla Smithsonian Institution, coordinata dall´archeologo William Fitzhugh, ha operato nella Valle di Darkhat, finora ampiamente dimenticata. Fitzhugh si è spinto fino a questa remota regione della Mongolia perché si trova al margine meridionale del mondo artico, che, come direttore del Progetto di Studi Artici della Smithsonian, conosce molto bene.

[image]Il popolo nomade conosciuto come Tsaatan, alleva ancora centinaia di renne nella tundra delle montagne della regione di Hovksol. (Tsaat significa "cervo" in Mongolo, che è la lingua parlata dalla maggior parte dei Tsaatan, seppure alcuni anziani parlino ancora il Tuvan, un ramo di una famiglia di lingue turche usata anche dai "cugini" lungo il confine russo). La media dei Mongoli impara ad andare a cavallo prima dei 10 anni, ma qui sulle montagne, i bambini Tsaatan di tre anni cavalcano la renna con la stessa disinvoltura con cui negli Stati Uniti potrebbero andare su un triciclo.

Nello sforzo di comprendere questa piccola fetta del mondo artico, Fitzhugh ha messo insieme un team di specialisti, comprendente anche Bruno Frolich, archeologo e antropologo della Smithsonian con particolare interesse nel khirigsuurs, e Paula de Priest, paleobotanica. Specializzata in licheni, la De Priest ha trascorso diverse estati con i Tsaatan per studiare le loro conoscenze botaniche tradizionali, specialmente quelle legate all´allevamento della renna. Lo stile di vita dei Tsaatan potrebbe essere in via di estinzione a causa della rapida modernizzazione e del riscaldamento globale, che minaccia i licheni da cui le renne dipendono. Un team di conservatori dello Smithsonian, guidati da Herriet "Rae" Beaubien sta studiando il modo di preservare le pietre dei cervi della regione, e quest´estate hanno usato un sistema di scansione a 3-D per ottenere documentazioni straordinariamente dettagliate dei monumenti.

Battezzato "Progetto delle Pietre dei Cervi", lo scopo della spedizione è ambizioso. Fitzhugh spera di trovare evidenze di collegamenti culturali ad una tradizione circumpolare artica che potrebbe estendersi dalla Mongolia fino al Nord Ovest del Pacifico. "La maggior parte delle persone pensano alla Mongolia in termini di connessioni est-ovest" ha dichiarato Philip Khol, archeologo della Wesleyan University, che ha lavorato sulle culture nomadi dell´Asia Centrale. "Bill porta una prospettiva completamente diversa ricercando le connessioni settentrionali. Sta lavorando entro una tradizione antropologica continentale, guardando l´archeologia nel contesto dell´etnografia, ad esempio". A partire dagli anni ´50, gli antropologi americani avevano teorizzato che l´arte mongola del Bronzo avesse influenzato le maschere della morte esquimesi, e gli ornamenti di avorio con motivi sciamanistici ed animali. La ricerca di Fitzhugh in Mongolia è animata in parte dal desiderio di verificare la credibilità di questi collegamenti.

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