Siem Reap, Cambogia – Quaranta anni fa un gruppo di archeologi francesi decise che il modo migliore per salvare il tempio di Baphuon era distruggerlo. Iniziarono a smontare il fragile tempio mattone per mattone, prendendo meticolose registrazioni circa il loro lavoro, e pianificando di rimetterlo insieme al più presto per conseguire una struttura più stabile.
Quindi sopraggiunse la guerra. Non appena i Khmer Rossi iniziarono l´attacco, i restauratori lasciarono il complesso del tempio di Angkor, nel 1972. Nel caos che seguì, tutte le loro registrazioni scritte andarono distrutte.
Quando finalmente poterono farvi ritorno, nel 1995, quel che trovarono furono 300.000 blocchi di pietra ammassati sotto gli alberi – il più grande puzzle a tre dimensioni del mondo.
Ed era un puzzle senza figura di riferimento, ma doveva avere una soluzione. Mattone su mattone, strato su strato, il tempio di Baphuon sta rinascendo come uno dei torreggianti monumenti di Angkor.
Quando fu costruito, nell´XI secolo, questa sorta di piramide a cinque strati di pietra calcarea era senz´altro l´edificio più splendido dei suoi tempi –" uno spettacolo davvero affascinante", secondo quanto riporta il viaggiatore cinese del XIII secolo, Zhou Daguan.
Come gli altri templi di Angkor, Baphuon fu ricoperto dalla folta vegetazione della giungla dopo la caduta del grande Impero, 500 anni or sono, ed è solo nell´ultimo secolo che gli archeologi francesi lo esplorarono ed iniziarono i loro studi.
Baphuon, costruito testardamente sulla sabbia con un limitato sistema di drenaggio, era sul punto di collassare su se stesso, troppo instabile per poter essere restaurato come i suoi vicini, Bayon, Angkor Wat ed altri.
La soluzione: una sorta di ambizioso progetto di disassemblaggio, talvolta realizzato con l´ausilio di macchinari. I lavori cominciarono negli anni ´60.
Quando i lavori furono bruscamente interrotti la metà del tempio era già stata smontata, e giaceva sparpagliata attraverso 10 ettari di terra come un documento a brandelli.
"Avevamo davanti un puzzle, ma ci mancava la mappa per ricostruirlo" riporta Pascal Royere, architetto alla guida di un gruppo di 200 lavoratori per la Scuola Francese d´Estremo Oriente, un´organizzazione culturale finanziata dal governo francese.
"E´ veramente folle, questo tempio, così complesso e barocco" ha dichiarato Philippe Peycam, direttore esecutivo del Centro per gli Studi Khmer in loco. "E´ un incubo pensare di restaurarlo".
Il gruppo francese dovette affrontare una serie di prove di crescente difficoltà, inclusa la ricostruzione di un Buddha seduto che era stato aggiunto nel XVI secolo, ed i rinforzi della struttura con una base di cemento che fu iniziata negli anni ´60 e che è ora considerata inappropriata.
Ma la sfida più affascinante era rimettere insieme i pezzi del puzzle.
Erose da secoli di sole, dai monsoni e dalla crescita della giungla, le pietre di Baphuon erano scalfite e danneggiate, ognuna leggermente differente da tutte le altre. Senza l´ausilio di un collante per rinsaldare la costruzione, ogni blocco doveva essere ricollocato precisamente al suo posto originario, con sopra, sotto e ai lati, gli altri esatti blocchi originari.
"Un solo posto per ogni blocco, un solo blocco per ogni posto" ribadisce Royere. "Questa era la regola che informava il nostro lavoro".
Come qualsiasi puzzle tridimensionale, non c´era modo di forzare un pezzo in un posto che poteva sembrare quasi esatto, ma che non lo era per davvero.
"Potrete trovare la cosa divertente, ma una differenza di 10 millimetri poteva compromettere una fila di venti metri" ricorda Roeyere. "Accadeva regolarmente, ma quando accadeva si poteva subito rimediare. Questa era la grossa difficoltà, ma nel contempo anche l´assicurazione contro gli errori. Era il monumento che correggeva se stesso".
Oltre alla dinamica stessa del tempio, i restauratori avevano altri tre elementi come guida.
Jacques Dumarcay, l´architetto francese che aveva lavorato sul progetto di Baphuon negli anni ´60, era ormai a riposo, ma ancora in grado di offrire la sua memoria istituzionale.
La seconda guida era una raccolta a Parigi di circa 1.000 fotografie che i francesi avevano scattato al tempio nel corso degli anni. Il loro valore principale era mostrare quali sezioni erano già crollate prima che il tempio venisse smantellato, salvando i lavoratori da infruttuose ricerche per pietre introvabili.
Terzo, vi era la metà rimanente di Baphuon, che sarebbe stata smantellata solo dopo che la prima metà fosse stata ricostruita.
Mediante lo studio della seconda metà, il gruppo di Royere avrebbe potuto creare una mappa stilizzata dei profili intarsiati dei mattoni in ogni fila e per ogni strato del tempio.
Successivamente, fu svolto anche un tentativo di computerizzare queste forme e creare un modello ricostruito. Ma data la forma piuttosto erosa delle pietre, le soluzioni generalizzate del computer erano di scarsa utilità.
"Così abbiamo optato per la soluzione più semplice, la soluzione ´artigianale´ riferisce. In altre parole, la memorizzazione.
Vi erano circa 500 differenti forme, riporta Royere, ma fino ad ora nessuno ha necessità di riferirsi alla mappa. Ogni gruppo conosce perfettamente di quale forma ha necessità in qualsiasi caso specifico.
Circa il 70% dei blocchi sono attualmente stati identificati, e Royere confida che non ne manchi nessuno. Al tempo opportuno, come per ogni puzzle, alcune piccole sezioni si rinsalderanno da sé.
"Non è un progetto di alta tecnologia" riferisce Royere "E´ solo questione di prestare enorme attenzione a quello che si fa- e tenere sempre gli occhi aperti".
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