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23 Febbraio 2006 ARCHEOLOGIA
New Scientist
I GLADIATORI COMBATTEVANO SECONDO LE REGOLE
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Il pubblico romano potrebbe anche avere invocato la brutalità degli scontri in nome del divertimento, ma almeno i gladiatori che combattevano nelle arene mantenevano certi standard. Un´analisi forense dei resti di un cimitero di gladiatori ad Efeso in Turchia rivela che a differenza dei combattimenti all´ultimo sangue e del tutto privi di regole descritti in film come ad esempio Il Gladiatore di Ridley Scott, i veri gladiatori erano tenuti ad attenersi a rigide regole di combattimento e non potevano ricorrere alla violenza selvaggia o alle mutilazioni tipiche dei campi di battaglia di quel tempo.

Lo studio potrebbe anche confermare quel che gli storici avevano sospettato in precedenza – che i gladiatori che la folla condannava a morte erano spesso ancora vivi quando trascinati fuori dall´arena, e venivano in effetti sottoposti al colpo di grazia (normalmente un colpo di maglio sulla testa) da un boia dietro le quinte.

Molto di quel che sappiamo sui combattimenti gladiatori proviene dalle raffigurazioni dell´arte romana, che suggeriscono che i gladiatori fossero ben istruiti sui colpi consentiti i combattimento e che seguissero una serie di regole, al cui rispetto presiedevano almeno due arbitri.

Per scoprire se effettivamente rispettassero le regole, Karl Großschmidt dell´Università Medica di Vienna in Austria, e Fabian Kanz dell´Istituto Archeologico Austriaco hanno usato le moderne tecniche di medicina legale per determinare le cause della morte di 67 gladiatori scoperti ad Efeso, un centro di potere dell´antico Impero Romano nell´Asia Occidentale. Il cimitero, identificato dai fregi sulle tombe dei gladiatori, era stato scoperto dagli archeologi nel 1993, e si ritiene si dati al II secolo a.C.

Kanz e Großschmidt hanno usato la scansione tomografica computerizzata e l´analisi microscopica per l´analisi delle fratture ossee per comprendere se le ferite sofferte dai gladiatori fossero state provocate al momento della morte, o in momenti precedenti delle loro vite.

Le spaccature sulla parte frontale di ogni cranio suggeriscono che ogni oppositore usasse un solo tipo di arma per gli scontri faccia a faccia, sostengono i ricercatori su un articolo pubblicato sulla rivista Forensic Science International. La mancanza di ferite multiple e mutilazioni mostra che le regole del combattimento erano molto rigide.

Nonostante numerosi gladiatori indossassero elmetti, 10 morirono per una frattura simile ad un colpo di maglio su un lato della testa. Una spiegazione possibile è che le ferite fossero inflitte dopo il combattimento, probabilmente da un boia che si trovava dietro le quinte che colpiva la testa del gladiatore condannato, come suggerito nelle opere d´arte e nella letteratura.

Großschmidt ha dichiarato che le scoperte confutano la teoria che i combattimenti gladiatori fossero una sorta di arte marziale spettacolare, nel quale la morte era rara (New Scientist, 22 gennaio 2005). Kathleen Coleman dell´Università di Harvard, consulente storico per il film Il Gladiatore, concorda con le scoperte. "Lo stato dei crani, l´assenza di amputazioni e mutilazioni di altro genere lascia pensare che esistessero delle regole precise per lo svolgimento del combattimento ed anche per le fasi successive".