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18 Aprile 2005 ARCHEOLOGIA
SF Gate
TRACCE DI ANTICA VITA URBANA
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Nella lunga, lunga storia dell´umanità, ed in particolare nel passaggio dai gruppi di cacciatori raccoglitori all´insediamento in piccoli centri abitati, nessun passo fu più momentaneo dell´emergere delle prime città e delle culture sofisticate che furono create dai loro abitanti.

Evidenze intriganti di prime forme di urbanizzazione stanno emergendo presso uno degli scavi più estesi e significativi della storia dell´archeologia nel sito di 26 acri nella piana dell´Anatolia, in Turchia a Çatalhöyük.

Qui, due archeologi inglesi di nascita – provenienti rispettivamente da Stanford e da Berkeley – stanno guidando più di 100 altri scienziati nel dissotterrare strato dopo strato la storia dell´insediamento, che iniziò più di 9, 000 anni or sono e che svanì inspiegabilmente solo 1, 200 anni dopo.

La città raggiunse circa 8, 000 abitanti che vivevano in più di 2, 000 case per lo più riunite insieme, senza strade tra esse e con accesso agli spazi abitativi solo tramite buchi nei tetti e lungo scale di legno. Molta vita domestica, sembrerebbe, si svolgeva tra i tetti, seppure forni, brande e pitture murarie di tori, cervi, avvoltoi e piccole figure umane, si trovino abbondanti nei quartieri sottostanti.

Ancora nessuno sa cosa spinse questi popoli dell´Età della Pietra a riunirsi, perché gli insediamenti apparvero, a quanto pare, già prima dell´inizio delle coltivazioni, e prima delle prime forme di allevamento. Né alcuno ancora sa chi o cosa venerassero, o a quale visione del mondo sottendessero le elaborate pitture di animali e cacciatori.

Ma per via delle spettacolari figure di argilla che gli archeologi hanno trovato negli strati scavati nel corso degli anni, Çatalhöyük è diventata punto di riferimento per i moderni sostenitori dell´idea che i popoli neolitici fossero regolati da un sistema matriarcale la cui figura centrale fosse una dea madre.

Gli agenti di viaggio offrono "i tour della dea"; gruppi di donne – alcune femministe, altre religiose – vi si ritrovano per danzare, cantare insieme in comunità spirituali, e per trarre ispirazione da quel che considerano un luogo dove le madri erano il punto di riferimento per il mantenimento della pace nella società.

Ma per Ian Hodder di Stanford e Ruth Tringham di Berkeley, che condurranno la spedizione dell´undicesima stagione a Çatalhöyük la prossima estate, le evidenze mettono in discussione la nozione di una dea madre e di una società matriarcale – e si preparano ora a quelle che sembrerebbero rivelazioni più intriganti.

In recenti interviste, i due archeologi hanno descritto le ultime scoperte da parte dei loro team – ed il loro stessi pensieri -circa il significato dei reperti trovati in profondità nello scavo, dove il materiale è stato datato al 7, 500 a.C.

Çatalhöyük (Chah-tahl-Hu-yook) è stato scavato per la prima volta più di 45 anni or sono, da un famoso e controverso archeologo inglese di nome James Mellaart, che arrivò sulla sommità di un imponente tumulo di terra, presso l´antica città dei turchi selgiuchidi di Konya.

Mellaart scoprì strati su strati di case raggruppate insieme, addossate le une contro le altre, con ogni successivo insediamento urbano apparentemente abbandonato solo per essere sostituito da un altro – forse 18 volte nel corso dei secoli, come i più recenti scavi hanno dimostrato.

Mellaart fu bandito dagli scavi al sito dal governo turco nel 1964, dopo un misterioso affare per il quale fu sospettato – erroneamente, egli dichiarò – della sottrazione di un tesoro archeologico.

Non fu fino al 1993 che Hodder, allora ancora in Inghilterra e famoso al mondo, si incaricò dello scavo con un mandato di 25 anni.

"Abbiamo trovato del materiale favoloso la scorsa stagione" ha dichiarato Hodder, descrivendo lo scavo presso strati di case a circa 70 piedi di profondità. "Vi è un´altra figurina della dea madre, un cranio straordinario ritoccato con il gesso, colorato di rosso e tenuto tra le braccia da uno scheletro femminile.

"Non abbiamo ancora capito il significato del cranio, ma potrebbe avere indicato la venerazione di un antenato – poiché il cranio ovviamente proviene da tempi anteriori. Forse esso indica che i popoli erano legati generazione dopo generazione, o si tentava con esso di creare simboli di autorità. O potrebbero avere usato il gesso per tentare di riprodurre la carne sul cranio per renderlo più reale, più vivo. Non sappiamo, in effetti."

"Il sito intero è un alveare straordinariamente complesso di piccoli villaggi tutti riuniti insieme, ma con case a differenti strati costruiti in modi vagamente differenti" ha dichiarato la Tringham, che ha scavato insediamenti dell´età della Pietra in Bulgaria, e nell´ex Jugoslavia, ed ha condotto il team di Berkeley a Çatalhöyük per gli ultimi otto anni.

Ma molte domande rimangono ancora insolute.

"Chi può avere vissuto in queste case? Chi potrebbe essersi spostato per costruirle qui? Perché questi popoli usavano sovrapporre gli strati di costruzione nei secoli? Perché seppellivano i loro morti sotto i loro pavimenti? Creavano in questo modo luoghi sacri o per la venerazione degli antenati? E dove si rifugiarono dopo un millennio?"

Il nome del sito significa "tumulo biforcuto" e si riferisce ai tumuli ad est e ad ovest dell´area – ma nessuno sa come le generazioni che vissero qui nel passato potessero invece chiamarlo. Erano popoli neolitici, e lo scritto arrivò solo migliaia di anni dopo, quando le civiltà sumere svilupparono i primi scritti cuneiformi.

E Hodder sottolinea su Scientific American che gli abitanti "avevano un´organizzazione sociale impressionante, una ricca vita religiosa, un alto livello di tecnologia (utensili, ceramica, attrezzi d´ossidiana) e genio per la pittura e la scultura."

Questi popoli dell´Età della Pietra coltivarono cereali ed addomesticarono le pecore, pur non essendo ancora veri coltivatori di raccolti differenziati, né veri e propri allevatori. Raccoglievano le piante selvatiche e cacciavano bestie selvatiche come maiali e cavalli, secondo Hodder e Tringham.

L´emozione per la possibilità che la venerazione della dea esistesse tanto tempo fa, nell´Età della Pietra, ha richiamato ampia attenzione e folle di nuovi visitatori al sito, dopo che era stato annunciata lo scorso la scoperta di una "robusta figura femminile di calcare".

Malgrado sia fortemente erosa, rappresenta chiaramente un corpo femminile, ed è la prima figura intatta che il team della spedizione ha trovato, da quando Mellaart scoprì una statuetta molto più rappresentativa di una maestosa donna seduta in quello che sembrerebbe essere un trono, con le braccia raccolte sulla testa e due animali che sembrerebbero essere leopardi.

La maggior parte delle figure umane – o frammenti di figure umane – dissotterrate a Çatalhöyük appare privi di sesso, ha spiegato Hodder, malgrado concordi che i ritratti femminili eccedano i maschili.

"Trovo difficile collegare tutte le figure e le pitture rupestri con l´idea della dea" ha dichiarato Hodder. "Le vedo più come dipinti di vita quotidiana, e le evidenze finora non indicano niente di diverso."

Spiega Tringham: "Al momento, i dati dai resti umani nel contesto del seppellimento e lo studio delle ossa indicherebbero che gli uomini non ricevevano trattamenti sostanzialmente differenti rispetto alle donne, né avevano mansioni particolari all´interno della società"

La domanda rimane comunque aperta.

Lo scavo ogni anno è popolato da scienziati di varie discipline da differenti nazioni, come Inghilterra, Polonia, Sud Africa, Svezia, Israele e Iran. Il modesto budget annuale per il progetto ammonta a soli 400, 000 dollari, donato in larga misura da organizzazioni ed individui interessati dall´archeologia, e Hodder racconta, un po´ sconsolato, di "trascorrere molta parte del suo tempo a cercare finanziamenti".