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9 Marzo 2004 ARCHEOLOGIA
The Guardian
Il tesoro dell´archeologia croata
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Trovarsi al posto giusto al momento giusto può essere fortuito negli studi accademici come nel giornalismo. Dieci anni fa, nel corso della guerra civile in Croazia, il territorio era un vero e proprio campo di battaglia, scenario di continui bombardamenti, specie notturni. "L´archeologia non era certo una priorità, in un momento così drammatico per la vita del paese" ricorda il dr. Vince Gaffney. "Ma nel 2001 mi chiamò Ante Milosevic del Museo dei Monumenti Archeologici Croati, e mi chiese se fossi interessato a visitare un sito nella valle del Fiume Cetina di cui avevo già sentito parlare".

Quel che Gaffney si trovò innanzi, andava oltre le sue più selvagge attese. Vi erano tracce delle precedenti guerre Balcaniche, avvenute nel corso dei millenni. Alcune delle opere di metallo si datavano al neolitico, 6, 000 a.C. "I sommozzatori risalivano in superficie con reperti di valore e rilievo storico inestimabili, come una spada dell´Età del Bronzo" ricorda Gaffney.

Il ritrovamento di una spada è abbastanza per sviluppare un centro di ricerca archeologica. Trovarne più di 60, è per un archeologo un´avventura senza respiro. Oltre ad esse, sono stati trovati più di 30 elmetti greco-illirici, uno stiletto dei legionari romani, e gioielli, asce e punte di freccia.

Tra le altre domande, Gaffney si chiedeva perché questo sito non fosse stato scavato in precedenza. "Scoprii che un archeologo croato aveva dissotterrato alcuni resti negli anni ´50, ma le sue scoperte non erano mai state pubblicate" dichiara Gaffney. "Negli anni ´90, fu costruito nella zona un impianto idroelettrico. Un attentato serbo per bombardare la diga qualche anno più tardi, portò alla frana di alcuni banchi di terra. Riemersero i manufatti di metallo che erano stati sotterrati nel fango che iniziò a franare, e si videro i resti delle travi di legno delle case. I depositi organici li avevano preservati."

Ciò diede modo di comprendere che l´intero complesso di rovine archeologiche fosse ancora intatto. "C´erano tracce di una serie di insediamenti lungo il corso del fiume. Inviai un e-mail ad un collega, il Dr David Smith, specializzato in archeologia ambientale, che si unì subito a noi."

Si potè così determinare che la Valle del Cetina ospitò, nel tempo, circa 14 siti sparsi in un´area di 80 chilometri quadrati di territorio montagnoso. "Le montagne formavano un confine naturale tra l´Impero Veneto e quello Turco, e tre l´Impero Romano ed i regni slavi" spiega Gaffney, che ritornerà al sito in primavera. "La British Academy ci ha offerto finanziamenti per tre anni di ricerche, ma abbiamo necessità di cifre più consistenti per esplorare adeguatamente quest´area. Abbiamo, ad esempio, da dragare il fiume, senza distruggere le antiche travi che vi sono immerse".