La piccola frazione di Gardolo di Mezzo, a pochi chilometri a nord di Trento, è destinata a diventare uno dei luoghi simbolo dell'archeologia del Trentino ma anche delle Alpi. Le estensive indagini, condotte dal 2003 dalla Soprintendenza per i Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento, stanno infatti mettendo in luce quello che si appresta a diventare uno dei più importanti siti archeologici dell'età del Bronzo del territorio subalpino. Si tratta della più significativa scoperta archeologica effettuata in Trentino negli ultimi anni e il sito di Gardolo di Mezzo rappresenta di fatto un unicum in tutta l'area alpina: cumuli di questo tipo e di quest´età, infatti, non erano mai stati trovati.
Grazie ai lavori per un progetto di lottizzazione edilizia, si è scoperta un´area che, fino a poco tempo fa, non aveva alcun tipo di interesse archeologico ad eccezione di alcuni resti murari di un castello medievale posto sulla sommità del Doss de la Luna. Gli scavi, invece, hanno portato alla luce una vasta zona che ha catturato subito l´interesse di archeologi e storici. Sono infatti emerse due monumentali strutture a tumulo di inestimabile valore scientifico. Si tratta di un luogo sacro, adibito a pratiche funerarie e successivamente, nel corso dei secoli, trasformato in monumento dedicato al culto degli antenati e di un´area che probabilmente ospitava il villaggio. Il tutto risale all´Età del Bronzo, ovvero al II Millennio a.C. A queste scoperte si somma un'altra importantissima acquisizione scientifica: l'insediamento sorto nell'Antica età del Bronzo lungo le pendici occidentali del Doss de La Luna, con molta probabilità, basava la propria attività economica sullo sfruttamento delle cospicue risorse minerarie del Monte Calisio che quindi iniziarono ad essere utilizzate già a partire dalla fine del III millennio a.C., come documentano le abbondanti scorie di fusione rinvenute nell'abitato, nell'area di culto e in alcune zone limitrofe al sito. Gli scavi riprenderanno tra qualche giorno nella speranza di riuscire ad ampliare l´area di interesse e, un domani, creare una sorta di polo museale intorno a questa grandiosa scoperta.
Al fine di ottimizzare il lavoro di documentazione delle evidenze messe in luce, gli archeologi si sono avvalsi delle più moderne tecnologie di rilevamento con la collaborazione dei ricercatori e dei tecnici della Microsystems Division (MIS) della Fondazione Bruno Kessler-IRST che ha realizzato un modello digitale con tecnologia laser 3D delle strutture a tumulo scoperte.
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