"Abbiamo creato un comprensorio archeologico dal nulla e al suo interno abbiamo allestito degli uffici della soprintendenza ed un laboratorio di restauro". A sottolinearlo è stata Maria Rosaria Barbera, responsabile dell´area archeologica nel quartiere di San Giovanni, presentando il comprensorio archeologico di Santa Croce in Gerusalemme che aprirà finalmente alle visite, dopo i lunghi lavori di restauro e bonifica. Il comprensorio si potrà visitare, a partire da questo sabato alle ore 11, ogni primo e terzo sabato del mese. "Tutti gli spazi – ha sottolineato Francesco Cochetti della Pierreci, concessionario dei servizi di accoglienza - sono stati riaperti avendo cura di rispettare le norme di sicurezza". Nel periodo post-unitario l´area fu acquisita dal demanio militare per costruirvi la caserma "Umberto I Principe di Piemonte".
I finanziamenti del Giubileo, poi, hanno consentito l´abbattimento di tutte le volumetrie abusive e deturpanti, il restauro di alcune delle più significative testimonianze di epoca antica e il recupero degli immobili di servizio all´ex Caserma (ad eccezione della porzione ancora in uso dall´Associazione Nazionale Paracadutisti d´Italia), allo scopo di farne la sede di un nuovo polo museale. Il comprensorio archeologico comprende una serie di monumenti antichi inclusi tra le mura Aureliane, la piazza di Santa Croce in Gerusalemme e via Eleiana. Il più antico di questi è un lungo muro in opera reticolata che faceva probabilmente parte della recinzione di una villa suburbana di età augustea (27 a.C. – 14 d.C.). Alle spalle del muro, sorgono poi le arcate dell´acquedotto Claudio, iniziato nel 38 d.C. da Caligola e terminato nel 52 d.C. dall'imperatore a cui si deve il suo nome.
Tra la fine del II e l´inizio del III secolo d.C., gli imperatori Severi impiantarono in questa zona una villa, gli "Horti Spei Veteris", articolata a nuclei monumentali circondati da un parco, che può essere paragonata, come ricordato dalla Barbera, "ad una Villa Adriana in ambito urbano". Tra il 271 e il 275 d. C. furono costruite le mura Aureliane, che ridussero le dimensioni della villa Severiana, determinando l´abbandono del circo e la trasformazione della funzione dell´anfiteatro, inglobato nel circuito murario. Dalla parte del viale Castrense, poi, si potrà ammirare la parte meglio conservata dell´Anfiteatro Castrense, che fu fatto costruire dall´imperatore Elagabalo (218 – 222 d.C.), all´interno della residenza Severiana.
Una campagna di scavo all´interno del Giardino del convento dei Cistercensi (a loro e ai Certosini si deve la parziale conservazione del sito archeologico) ha rivelato l´esattezza di alcuni disegni fatti da Palladio e gettato nuova luce sulle caratteristiche tecniche e la perfezione formale di questa opera. Nell´area circostante il Museo degli Strumenti Musicali si conservano, poi, alcuni resti del Circo Variano, "che aveva grandi dimensioni - come sottolineato dalla responsabile dell´area - con una lunghezza di quasi 600 metri, paragonabile a quella del Circo Massimo con i suoi 621 metri", la cui costruzione fu iniziata, probabilmente, da Caracalla (211 – 217 d.C.) e che Elagabalo ristrutturò.
All´età Severiana risale anche una ricca casa privata, la "domus di Aufidia Valentilla", conservata all´interno dello stabilimento Acea di via Eleniana, con pavimenti in mosaico e pareti affrescate molto ben conservate. Di fronte all´edificio dell´Acea, sul lato opposto di Via Eleniana, sarà visitabile, poi, una cisterna per l´acqua, unico resto di un complesso termale fatto costruire dall´imperatore Alessandro Severo e restaurato in seguito dalla madre dell´imperatore Costantino.
Con Costantino la parte della villa Severiana rimasta all´interno delle mura, fu trasformata in un palazzo, detto Sessorio che Elena, madre di Costantino, abitò dopo la vittoria del Ponte Milvio (312 d.C) e che trasformò in cappella palatina, dedicandola al culto della croce di Cristo. A questo periodo risale la costruzione, nell´ambito del Palazzo, della grande basilica civile, di cui si conserva l´abside nel giardino del Museo Storico della Fanteria. "In questa area – ha spiegato la Barbera - si può notare benissimo il passaggio dalla Roma pagana alla Roma cristiana". Ancora nei primi decenni del IV sec. d.C. furono costruite, addossate alle mura, due case private a due piani, decorate con bei pavimenti in mosaico.
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