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21 Ottobre 2007 ARCHEOLOGIA
adnkronos
A Torino, i tesori ritrovati dell'Afghanistan
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Torino - Crocevia di culture fra Medio Oriente, India e Cina, in un periodo coevo alle antiche civiltà mediterranee e a quelle delle lontane steppe, l'Afghanistan e' stato il centro di un impero senza confini, aperto agli scambi culturali di tutto il mondo conosciuto. Oggi, dopo anni di guerra, il popolo afghano può parlare di ''memoria ed identità ritrovate" e il pubblico europeo può ammirare i reperti, fortunosamente salvati, nella mostra progettata dal Muse'e Guimet ed esposta al Museo di Antichità di Torino. In questo contesto la Fondazione per l'Arte della Compagnia di San Paolo, con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, organizza una giornata di studi dedicata all'approfondimento di alcuni interrogativi posti dalla mostra sui tesori ritrovati. Al tale incontro intervengono alcuni tra i piu' importanti studiosi dell'archeologia di tale area geografica. Viktor Sarianidi, lo studioso russo di origine greca che, in piena epoca sovietica, scoprì i tesori di Tilla Tepe, la ''collina dell'oro'', e' diventato l'icona dell'archeologia afghana.

La storia delle sue scoperte cominciò nel 1978, e proseguì nel tempo in modo spesso avventuroso. Le foto dell'epoca mostrano un uomo dallo sguardo deciso e attento, un piglio austero e di grande fascino. Protagonista francese dell'archeologia in Afghanistan e' Paul Bernard, cui toccò di essere l'ultimo direttore della delegazione archeologica francese (DAFA) in quel Paese.

Dal 1978, anno dello scoppio della guerra civile, Bernard dovette abbandonare lo scavo di Ai Kanoum, che aveva costantemente seguito fin dal 1964. Il ruolo di aprire il convegno è stato però riservato a Pierre Cambon, direttore del Museo Nazionale di Arti Asiatiche Guimet di Parigi e ideatore della mostra in corso al Museo di Antichità di Torino.