Guy BENHAMOU&Johana SABROUX
LA MALEDIZIONE DI ÖTZI
LA MUMMIA DEI GHIACCI
Collana «Uomini, storia e misteri»
Edizioni L'Età dell'Acquario
ISBN 978-88-7136-254-0/ pagg. 224 / euro 19, 00
Traduzione dal francese di Gabriella Tonoli
Il 19 settembre 1991, a 3200 metri di altitudine, al confine tra Alto Adige e Tirolo, una coppia di escursionisti tedeschi scopre un corpo mummificato intrappolato nel ghiaccio.
Subito si pensa ai resti di qualche alpinista scomparso nel corso dei decenni precedenti. Ma presto si fa strada una verità stupefacente: Ötzi – così verrà battezzata la mummia – è un uomo del Neolitico. E accanto a lui stanno gli oggetti che usava quotidianamente, i suoi vestiti e anche le sue «medicine».
Archeologi, patologi, medici e biochimici di due paesi, l´Austria prima e l´Italia poi, si mettono al lavoro (non senza contrasti e aspre rivalità) e compiono scoperte sorprendenti sulla vita di quest´epoca remota. Non solo. Scoprono che Ötzi è stato assassinato: ha una mano ferita e qualcuno l´ha colpito alla schiena con una freccia. Chi è stato? E perché? A questi misteri presto se ne aggiungono altri.
Negli anni successivi al ritrovamento, sette delle persone che si sono avvicinate alla mummia muoiono.
I giornali incominciano a parlare della «maledizione di Ötzi». In questo reportage esemplare Guy Benhamou e Johana Sabroux ripercorrono tutta l´appassionante vicenda, ricostruendo nel dettaglio gli studi eseguiti sul corpo della mummia e sugli oggetti che le appartenevano, la sfida scientifica rappresentata dal problema della sua conservazione, l´indagine «poliziesca» sulla sua morte violenta. E naturalmente anche la serie di morti che ha decimato in breve tempo la piccola comunità che attorno a Ötzi si era creata.
Senza mai dimenticare che questo preziosissimo «reperto» archeologico e antropologico è stato, molto tempo fa, un uomo, e come tale va rispettato.
« Il sole scalda con dolcezza il cranio che emerge dal ghiaccio. Presto, sotto l´effetto del caldo, apparirà il collo, esile e lungo, scarno. L´inesorabile fusione dei ghiacci libera poi le spalle con le scapole sporgenti. Si intravede la schiena. Questo inizio di corpo umano, di colore scuro, spicca sul grigio-blu della superficie gelata. Sono le 13, 30 del 19 settembre 1991. Si avvicina una coppia di escursionisti tedeschi. Erika e Helmut Simon sono eccellenti alpinisti, conoscono bene il massiccio dell´Ötztal, tra l´Italia e l´Austria. Hanno scalato molte delle sue vette. In questo caso, si stanno dirigendo verso il rifugio del Similaun, dopo una scalata poco impegnativa. Presto si avvicineranno al Giogo di Tisa, un valico appena segnato, sullo spartiacque che precede il versante italiano della montagna. Dovranno percorrere ancora qualche metro, e poi avverrà l´incontro.
Solo il giorno prima, i due camminatori sarebbero passati in quel luogo senza notare nulla. Avrebbero visto solo uno spesso strato di neve, sul fondo di questa conca naturale. Non sarebbero scesi in quel buco per vedere più da vicino ciò che Helmut fotograferà. Non avrebbero incontrato la morte.
La sorte però, ha deciso altrimenti. [...] »
Dal libro il Prologo
C´è mancato poco, e questa storia non sarebbe esistita.
Poco, o piuttosto una serie di piccoli fatti insignificanti, che hanno interferito con una procedura ben oliata, evitando la distruzione di un testimone unico e inestimabile del nostro passato.
Senza tutte queste «coincidenze», probabilmente non avremmo mai sentito parlare di Ötzi, l´uomo dei ghiacci, il cui cadavere è stato scoperto sulle Alpi il 19 settembre 1991, da una coppia di escursionisti tedeschi. Il corpo di quell´uomo aveva trascorso 5300 anni su quella montagna a 3200 metri di quota. La sua ricomparsa avrebbe provocato una rivoluzione nel mondo dell´archeologia e avrebbe immensamente colpito l´opinione pubblica di tutto il mondo.
Perché Ötzi non è un cadavere ordinario, come quelli ritrovati dagli scienziati nelle tombe antiche, corpi preparati al loro ultimo viaggio, sepolti con qualche oggetto e ridotti allo stato di scheletri. Ötzi, invece, è un «morto vivente». Finito lassù più di cinquanta secoli fa, con armi e bagagli, è stato mummificato dal freddo intenso che l´ha perfettamente conservato, sotto parecchi metri di neve e ghiaccio.
Per gli archeologi di tutto il mondo Ötzi, l´uomo del Neolitico, è un vero tesoro. Pensate, andava su e giù per quelle valli alpine settecento anni prima della costruzione della grande piramide di Cheope, duemila anni prima che Tutankhamen regnasse sull´Egitto. Ötzi è un tesoro che susciterà molte invidie.
Persino la scienza, solitamente fredda, non sfuggirà alla febbre di Ötzi. Le indagini, di una portata raramente raggiunta in questo campo, saranno condotte in segreto in mezzo alla confusione. Alcuni ricercatori ne approfitteranno anche per regolare dei conti personali o lo sfrutteranno per fare carriera.
In effetti, tutta la storia che ruota intorno a Ötzi è avvincente. I suoi vestiti, le sue armi, i suoi attrezzi, il suo stesso corpo forniscono al mondo, per la prima volta, informazioni uniche sulla vita dei nostri antenati di quel periodo. E soprattutto, numerosi indizi fanno pensare che questo testimone del passato non fosse proprio un uomo come gli altri.
Sono passati quindici anni dal ritrovamento. Ötzi è stato auscultato, radiografato, esaminato, analizzato. Ha svelato alcuni segreti sulla sua vita quotidiana. Ma si è tenuto per sé la cosa fondamentale: il mistero della sua scomparsa.
Soprattutto, ha seminato la morte in sette riprese. Sette vittime che hanno un solo punto in comune, quello di essersi avvicinati, in un momento o nell´altro, al corpo mummificato. Una vera maledizione.
Questa è la storia che stiamo per raccontarvi. La storia di questa scoperta unica al mondo e dei misteri a essa legati.
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