Un´urna cineraria presumibilmente risalente al periodo di Roma imperiale, è stata scoperta a Calmasino nell´area a ridosso delle elementari. Il significativo ritrovamento archeologico è avvenuto quasi per caso ad opera di Mario Parolotti, ispettore onorario della Soprintendenza di Verona e fiduciario del museo archeologico di Cavaion, in sopralluogo nella zona. Parolotti non è nuovo a queste scoperte: nel 1993 fu tra coloro i quali portarono alla luce, a Bossena di Cavaion, una necropoli romana. L´appassionato di paleontologia e archeologia racconta dell´ultimo ritrovamento, ora portato al municipio di Cavaion: «È stata un´emozione unica». I resti dell´urna trovati a Calmasino verranno studiati della Soprintendenza di Verona, di fatto proprietaria di quanto rinvenuto nel pomeriggio del mercoledì delle Ceneri a un metro e mezzo di profondità nell´area dove è in atto una modifica della viabilità, la costruzione di nuove abitazioni e di un parcheggio. «L´intenzione, una volta schedati i piccoli oggetti di terracotta, è quella di esporre tutto in municipio a Bardolino», dichiara l´assessore alla cultura Plinio Boni. In attesa degli sviluppi rimane lo stupore alla vista di quanto al momento è deposto in modo disordinato in una cassetta per la frutta. Pezzi che con delicatezza Parolotti mostra al cronista. Ancora contornata dalla terra è la fibula in bronzo, poi una piccola lucerna che mostra in rilievo una figura antropomorfa, un´altra d´argilla con alla base la scritta dell´artigiano autore del pezzo (Eucarpy I), una spilla d´argento o peltro, una bottiglietta di ceramica per oli profumati, dei chiodi presumibilmente della cassa contenente il corpo del defunto poi cremato, una fibbia di cintura in bronzo, vasellame di vario tipo tutto da ricostruire, lacrimatoi in vetro, una piccola olla, i manici dell´anfora contenente i resti delle ossa combuste e una moneta: l´obolo a Caronte in dotazione al morto nel viaggio nell´altro mondo. Tra i resti anche un dente bruciato. «Potrebbe essere utile per studi più approfonditi», spiega Mario Parolotti, che non si sbilancia sul periodo storico. «Potremmo essere nel primo secolo dopo Cristo, tenendo conto che proprio in questa nella zona dove ho rinvenuto l´urna cineraria è stata ritrovata, nel gennaio del 1947, una patera di bronzo (una bassa coppa utilizzata per lavarsi le mani ai pasti) risalente a quel periodo». Altro non aggiunge l´ispettore onorario, che dopo il ritrovamento ha subito avvisato il soprintendente archeologico del nucleo operativo di Verona Brunella Bruno e Alberto Manicardi della Sap, la società archeologica padana, entrambi giunti a Calmasino in un battibaleno. Successivamente l´operazione di recupero dell´urna è avvenuta da parte dell´archeologo Alberto Crosato, coadiuvato da Parolotti.
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