A rivelare la sua autenticità oggi a RaiUtile, nel corso dello spazio dedicata all´archeologia, il soprintendente ai Beni Archeologici della Regione Molise, Mario Pagano, che ha dichiarato: "Il restauro è terminato. La maschera è autentica e databile alla prima metà del VI secolo a.C."
"Fin dall´inizio non abbiamo avuto dubbi sulla sua autenticità – ha spiegato Pagano a RaiUtile - visto che da un sopralluogo effettuato sul sito del ritrovamento sono stati raccolti numerosi frammenti, databili dalla fine dell´età del ferro all´età arcaica. Il contesto archeologico, il luogo, lo stile non danno dubbi sul fatto che sia vera. Questo e´ stato in parte confermato dalle analisi in corso presso l´Istituto Centrale del Restauro e dai restauratori che hanno condotto gli interventi di conservazione".
Rimane avvolta nel mistero la funzione della maschera. Per il soprintendente Pagano: "L´oggetto riporta dei fori praticati in epoche diverse a scopo di riparazione, che testimoniano un uso prolungato nel tempo. Quindi, la maschera doveva essere applicata ad un supporto o a un volto. Due sono le ipotesi. La prima è che venisse indossata in cerimonie rituali da personaggi di altissimo rango della comunità sannitica locale. La seconda e´ che fosse parte di uno "xoanon", ovvero un immagine di culto, di fattura magnogreca e di epoca arcaica, di cui rappresentava il volto."
Gli xoana sono statue di vari materiali, come legno, metalli o avorio, di epoca arcaica, sul cui volto poteva essere applicata una maschera, come nel caso del Guerriero di Capestrano (VI sec. a. C.).
Infine sulla provenienza della maschera, Pagano ha spiegato a RaiUtile potrebbe trattarsi di un manufatto magnogreco, proveniente da Cuma o Taranto, attraverso la rotta dell´ambra che passava per l´Adriatico. L´oggetto testimonia inoltre un deciso influsso magnogreco in ambito sannitico, già in età arcaica.
Sulla maschera, le cui prime foto dopo il restauro sono state mostrate oggi a RaiUtile, è intervenuto anche l´ispettore onorario del ministero dei Beni Culturali, Michele Raddi, che ha recuperato il reperto e ne ha pubblicato l´indagine preliminare. Secondo Raddi, che si era espresso in senso positivo sull´autenticità´ dell´oggetto, è giusto dare un riconoscimento al comune di Longano, dove è stata scoperta.
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