HATRA – Oltre 2, 000 anni or sono questa città nel cuore di un´oasi mesopotamica salutava carovane di cammelli che trasportavano viaggiatori tra l´Est e l´Ovest. Fu poi occupata – per ben due volte dagli invasori romani – e divenne celebre come esempio di tolleranza, dati i molti gruppi religiosi differenti che vi convivevano pacificamente.
Ora Hatra si trova in un ampio deserto. Parti dei suoi templi giganteschi, colonne ed archi si trovano ancora in piedi sotto il sole incessante ma il suo centro cittadino è probabilmente visitato più da conigli che da persone. Attorno ad esso si trova una nazione che ancora combatte per guarire le antiche rivalità tra gruppi feudali etnici e religiosi, sperando di ritrovare lo splendore della sua storia, quando le radici della civiltà vi erano radicate nel profondo.
Le Nazioni Unite lo hanno dichiarato Sito Patrimonio dell´Umanità, ma poche persone ai giorni nostri, si azzardano ad avventurarsi per le sue rovine, 200 miglia a nord di Baghdad.
La maggior parte dei visitatori è ospite dell´esercito statunitense, ed un gruppo di guardie irachene si trova a protezione del sito. All´interno della città circolare, cintata di filo spinato, si trova una serie di templi praticamente intatti, dedicati alle antiche divinità, incluso un tempio di pietra, alto più di due piani, in onore di Shamash, il dio del sole. Nonostante molti reperti e statue siano stati trasportati a Baghdad e Mosul, durante l´invasione 2003, la statua di una donna ornata, probabilmente la moglie di un re, saluta ancora l´arrivo dei visitatori.
Iscrizioni in aramaico, la lingua di Gesù Cristo, si leggono ancora su alcuni edifici.
Dopo che l´invasione guidata dagli Stati Uniti nel 2003, i saccheggiatori hanno colpito e danneggiato strutture delle pareti di Hatra, spiega McGuire Gibson, professore di archeologia all´Università di Chicago.
"Il sito è meraviglioso da visitare, specialmente tardi al pomeriggio, e presto al mattino" ha dichiarato. "E´ meraviglioso che una città tanto grande esista ancora, e dipenda da cisterne e depositi di acqua piovana."
Gibson è stato inviato delle Nazioni Unite ad esaminare i siti iracheni danneggiati o depredati nel corso della guerra.
"Probabilmente, il maggior danno è stato determinato dall´esplosione di munizioni delle forze armate americane" ha dichiarato.
Gibson ha dichiarato che recentemente i militari hanno tentato di prestare maggiore attenzione alle esplosioni, che minacciavano di destabilizzare gli edifici di Hatra, ma le detonazioni continuano.
A dispetto di quel che le accade intorno, uno sguardo sulla città basta a riconoscere le molte e differenti influenze architettoniche, che uniscono elementi Orientali e Occidentali, di stili romano, ellenistico e appartenente ai Parti, a testimonianza dei differenti commercianti e viaggiatori che una volta passavano di qui.
"Il significato di Hatra come ponte tra l´est e l´ovest è chiaro" spiega Roberta Ricciardi Venco, professore dell´Università di Torino in Italia che ha condotto survey e scavi nella città.
La città ha mura difensive ancora visibili, tra cui quelle più esterne d´argilla, lunghe oltre 3 miglia. Più di 150 torri a breve distanza le une dalle altre aiutarono Hatra a fronteggiare l´attacco Romano nel II secolo d.C., ma la città cadde sotto l´impero Sassanide di quello che è ora l´Iran.
Il sito è talmente ampio che al suo interno si trovano dozzine di scavi lasciati a metà, con forme coperte di sabbia che lasciano i visitatori a domandarsi cosa mai vi si troverà al di sotto.
Il sito è noto agli appassionati di cinema per la scena d´apertura del classico L´esorcista, nel quale un anziano sacerdote riporta alla luce un reperto, che preconizza la battaglia contro il maligno che presto sarà costretto ad ingaggiare, per salvare la ragazzina posseduta dal demonio.
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