Il cinquantenario dell´attività archeologica dell´Università di Urbino a Cirene (1957-2006), che coincide con i cinquecento anni di vita dell´Ateneo, merita di essere ricordato per l´ampiezza dei risultati di ricerca e di restauro, diffusamente riconosciuti a livello internazionale.
Sarà inaugurata sabato 3 giugno, alle ore 17, nelle sale del Castellare del Palazzo Ducale di Urbino, una mostra di documentazione grafica, fotografica, con calchi di opere d´arte, con modellini di una serie di monumenti in scala e anche con vari materiali archeologici originali prestati dal Dipartimento di Antichità di Cirene (una ventina di pezzi figurati, emblematici del cinquantennio di ricerca dell´Ateneo di Urbino nella città).
La realtà storico-archeologica riscoperta a Cirene e nel territorio sarà presentata su 80-100 pannelli a colori (tipo poster) su apposite basi e in varie bacheche, per documentare l´ampiezza ed il rigore scientifico dell´attività svolta in mezzo secolo di ricerche nella città.
La mostra è organizzata in modo tale da potere essere trasferita in altre sedi, in Italia e in Libia, con le quali sono stati già presi contatti informali. Sarà utilizzata la consistente documentazione grafica e fotografica presente negli archivi informatizzati e cartacei della missione archeologica a Cirene.
"L´attività della missione archeologica italiana a Cirene della Università di Urbino – spiega il direttore Mario Luni - ha scandito le tappe della scoperta archeologica della città nel dopoguerra, dal 1957 al 1991 con l´opera del Maestro Sandro Stucchi e poi fino al 1996 di Lidiano Bacchielli ed in seguito dal sottoscritto.
I risultati delle ricerche sono stati pubblicati in genere nei "Quaderni di Archeologia della Libia", nelle "Monografie di Archeologia Libica" e danno testimonianza del consistente impegno profuso negli scavi, nei restauri e nelle indagini, con ampio consenso, riconosciuto a livello internazionale.
Questa opera di vasto respiro – continua Luni - è stata resa possibile anche grazie all´apporto di numerosi ricercatori e tecnici dell´Ateneo di Urbino e in parte di altre Università, che hanno collaborato nei vari cantieri. Significativo inoltre si è rivelato l´intervento del personale del Dipartimento di Antichità di Cirene e la disponibilità dei Direttori che si sono succeduti nella carica, da Breiek Attyia, a Abdulamid Abdussaid, a Fadel Alì e ad Abdulgader Mzeni.
Un ringraziamento particolare va al presidente uscente del Dipartimento di Archeologia della Libia, Alì Al-Khadduri, e all´attuale, Giuma Anag. Desidero anche ricordare il sostegno ricevuto con continuità dai rappresentanti diplomatici e culturali d´Italia a Tripoli e a Bengasi.
La presente mostra rappresenta un nuovo passo nel contesto delle conoscenze acquisite a Cirene, grazie all´attività svolta dalla Missione nell´ultimo decennio, con una molteplice opera di scavo, di restauro e di ricerca in varie aree della città e del territorio, in particolare nel Quartiere monumentale dell´Agorà, dell´Acropoli, del nuovo Santuario extra-urbano di Demetra e nel Santuario Libyo di Slonta. L´esposizione è dovuta al contributo di vari studiosi e spazia su una ampia serie di temi, specie nell´ambito di Cirene in età greca, definita "Atene d´Africa" già dal 1931 da Luigi Pernier per l´ampiezza della realtà archeologica monumentale allora in fase di scoperta.
Si tratta di una sintesi sullo stato attuale dell´indagine storico-archeologica nella città, derivata da recenti scoperte e studi. I contributi presentati sono rappresentativi delle ricerche effettuate sul campo da vari studiosi, che ringrazio per l´apporto scientifico e per il loro pluriennale impegno.
Nella mostra, in definitiva, si è voluto presentare in modo sintetico quanto è stato materialmente fatto ed i risultati scientifici conseguiti nel corso dell´ultimo decennio, in occasione della ricorrenza dei 50 anni di attività della Missione Archeologica Italiana a Cirene e del 500° anniversario della fondazione dell´Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo"; al compianto Rettore e all´attuale, Giovanni Bogliolo, va la nostra riconoscenza per l´incoraggiamento e l´aiuto sempre ricevuto.
Molto dobbiamo infine – conclude il direttore della missione – per il sostegno alla attività organizzativa e scientifica ai due decani dell´archeologia in Libia, Nicola Bonacasa e Antonino Di Vita Accademici dei Lincei; quest´ultimo studioso ha anche presentato in mostra un contributo emblematico sul restauro dell´Arco quadrifronte di Settimio Severo a Leptis Magna, di recente terminato dopo un impegnativo intervento, attuato in parte in passato da archeologi dell´Università di Urbino.
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