Ci sono città che dormono per un'eternità, venticinque secoli sprofondate nel sonno della terra. Non si sentono, non si vedono. Nessuno le cerca perché di loro non se ne ha traccia, né ricordi, né racconti. Così invisibili da non lasciarsi neanche rimpiangere. Poi un giorno qualcuno le sveglia e te le ritrovi: tra i Gigli e la Perfetti Ricasoli. In una landa di ortiche stretta tra Prato, Campi e Calenzano, e tagliata da strisce d'asfalto dove i camion si fermano, caricano e ripartono. Gonfienti è una città addormentata. Ha cominciato a svegliarsi nel '97, quando sono cominciati nella zona i lavori per l'interporto di Prato, il più grande scalo merci della Toscana. Oggi gli archeologi della soprintendenza toscana hanno di fronte i resti di una delle più grandi città etrusche della storia. Marzabotto, la gemella al di là dell'Appennino si estende per venti ettari, Gonfienti forse qualcosa di più con strade anche di dieci metri di carreggiata e robuste opere idrauliche. Una città grande e vivace di commerci, ricca ma dalla vita breve: nasce e muore nel giro di due secoli. Dal VI alla fine del V avanti Cristo. Gonfienti va annusata, intuita, richiede uno sforzo di pensiero ma a occhi ben spalancati: guardare l'oggi aiuta a immaginarsi il passato. L'attività dell'interporto con la piattaforma di stoccaggio delle merci, il brulicare dei camion, dei vagoni ferroviari e dei container non è altro che la versione moderna di quello che si faceva qui nell'antichità. Gonfienti era una città degli scambi di nuovissima concezione: moderna, squadrata, lineare. Lambita dall'acqua, costruita qui proprio per l'acqua: dal Bisenzio si arriva all'Arno e dall'Arno in mare, era questa l'autostrada dell'acqua di cui si servivano gli etruschi per trasportare fino al Tirreno i materiali che qui venivano estratti. Oggi finalmente, la città invisibile tornerà ad essere visibile e in parte lo è già, in un'atmosfera surreale: grandi chiazze di etruschi sparse in mezzo ai container.
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