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5 Agosto 2005 ARCHEOLOGIA
archeologia.it
Palermo, i graffiti delle streghe "Ho la febbre aspettando il rogo"
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Chissà che volto aveva e di quali colpe si era macchiata la "strega" che ha scritto nelle pareti delle segrete dell'Inquisizione la sua disperazione: "Cauru e fridu sintu/ ca mi pigla la terzuri/ tremu li vudella/ lu cori e l'alma s'assuttiglia" (Caldo e freddo sento, che mi piglia la febbre malarica, mi tremano le budella e il cuore e l'anima si assottigliano). L'unica cosa certa è l'angoscia di questa donna per il rogo che incombe sulle sue carni. Nel muro accanto un disegno inequivocabile: un monaco con la campanella che annuncia ai condannati l'esecuzione capitale. Sono due della decina di graffiti scritti e disegnati dalle vittime dell'Inquisizione spagnola scoperti in tre stanze del piano terra di Palazzo Steri, dal 1623 al 1782, roccaforte dei seguaci di Torquemada, oggi sede del rettorato dell'Università. Le tracce delle "streghe" sono state rinvenute nel corso dei restauri del complesso, destinato a diventare un museo dell'inquisizione unico al mondo. L'etnologo Giuseppe Pitrè, che nel 1907 scavando con le sue mani aveva portato alla luce centinaia di graffiti al primo piano, dove c'erano le prigioni dei maschi, si era stupito che non fossero rimasti segni della presenza di donne accusate di stregoneria. Ora il vuoto è stato colmato. Scrostando tasselli di intonaco sono riemersi gli incubi di un passato buio e la voce di migliaia di vittime del furore dell'Inquisizione, 188 delle quali, molte donne, furono arse sul rogo, "in nome di Dio", perché si erano rifiutate di pentirsi. Bastava un'accusa generica di eresia, bestemmia, magia, per finire nelle terribili segrete.

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