sei in Home > Archeologia > News > Dettaglio News
26 Luglio 2005 ARCHEOLOGIA
BBC News online
ANTICO ENIGMA ROMANO SVELA NUOVI INDIZI
FOTOGALLERY
tempo di lettura previsto 3 min. circa

Per più di 500 anni gli studiosi si sono interrogati su un antico enigma romano che metterebbe a dura prova anche il più esperto di quiz.

Come mettere insieme un antico puzzle di pietra quando manca l´80% dei pezzi e persino il disegno di riferimento?

Ora, un team congiunto italiano e americano sta usando l´alta tecnologia per tentare di trovare una risposta.

La Forma Urbis, o Piano di Marmo di Severo, è una gigantesca mappa della città di Roma, costruita attorno al 200 d.C. dall´Imperatore Settimio Severo.

Fu affisso alla parete del Templum Pacis nel cuore della città, una significativa esibizione della grandezza della città e del potere dell´imperatore.

Ma con il declino dell´impero, dal IV secolo, l´ampia mappa di marmo – della misura di 18 metri per 13, ed incisa con un intrico di 250 lastre separate – fu staccata dal muro.

Le pietre dell´edificio furono rubate, polverizzate per produrre cemento, o semplicemente lasciate a giacere seppellite nel giardino sottostante per i successivi 1, 000 anni.

La riscoperta di alcuni dei pezzi durante il Rinascimento accese l´interesse nella ricostruzione della mappa tra gli studiosi.

Ora gli scienziati dell´Università americana di Stanford si sono uniti agli archeologi italiani nella Museo della Civiltà Romana della capitale con un approccio multidisciplinare ad alta tecnologia, per risolvere l´antico mistero.

Il team di Stanford ha scansionato digitalmente tutti e 1, 186 pezzi sopravvissuti della Mappa e creato un programma informatico che usa gli algoritmi per tentare di rimettere i pezzi insieme nel modo corretto.

Ad aiutarli nel lavoro di ricostruzione vi è una serie di indizi all´interno dei pezzi – la forma dei bordi spezzati, il colore e le venature del marmo, le incisioni della mappa stessa ed una serie di fori sul retro dei pezzi, dove le lastre sono state fissate al muro con tasselli metallici.

E´ un intrigante cocktail di indizi tridimensionali.

"Abbiamo usato tutti gli indizi ma non siamo giunti a niente per i primi due o tre anni, quindi abbiamo iniziato a cercare corrispondenze mediante computer" ha dichiarato il professore di Stanford Marc Levoy. "Ma quando siamo andati a Roma per testare le nostre scoperte, è stato davvero emozionante toccare i pezzi reali".

Grazie a queste tecniche, il progetto ha trovato molte più corrispondenze in pochi mesi di quanto gli studiosi non abbiano fatto negli ultimi venti anni.

E nelle ultime settimane hanno completato modelli in 3D per tutti i frammenti esistenti: un successo monumentale ed un salto significativo per ricostruire il panorama dell´antica Roma.

Questa ricostruzione, dopo quasi 2, 000 emoziona il professor Andrew Wallis Hadrill, direttore della British School di Roma.

"Roma è sempre stata una città cosmopolita e questo si può capire anche dal dettaglio della Forma Urbis: non c´è niente come Roma.

"Il primo dovere per un imperatore era conoscere cosa c´era nella città, dove vivevano i suoi sudditi, come si nutrivano e come si tenevano a bada i disordini. Questa mappa è una sorta di dichiarazione simbolica per dimensione e magnificenza. Dice: vi conosco nel dettaglio, conosco ogni strada, ogni porta. Che modo meraviglioso di mostrare conoscenza! E´ come dire: questa è la nostra città! Guardatela! WOW!"

La mappa ha anche un valore inestimabile per rivelare il lato nascosto di Roma, che non è sopravvissuto all´assalto del tempo: i luoghi del popolo: dove viveva, lavorava e comprava.

La mappa offre soltanto dettagli della pavimentazione di una città che doveva avere lo skyline di New York per quei tempi; è comunque l´opera topograficamente più importante ad essere sopravvissuta nei tempi moderni.

Ora il velo è stato strappato e dalla storia di Roma ci arrivano i rumori vibranti, gli odori e le voci di una città viva, splendidamente catturata nella pietra.