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4 Dicembre 2003 ARCHEOLOGIA
canada.com
Corsa contro il tempo degli archeologi per salvare lo scavo nel Nilo
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In un clima soffocante, tra serpenti, scorpioni e coccodrilli, un gruppo di archeologi di Calgary spera di scoprire un´antica società prima che sia inghiottita per sempre dal Nilo.

Lo scopo: salvare quanti più artefatti ed imparare quanto più possibile riguardo la civiltà Kush – che esistette tra il 1400 a.C. ed il 350 d.C. – prima che la campagna del Sudan sia invasa dalle acque di una nuova diga.

Il professore ed archeologo John Robertson e la etno-archeologa Rebecca Bradley (foto) del Mount Royal College, saranno in Sudan dalla fine di dicembre per un sopralluogo di circa tre mesi al sito, per salvare quel che sarà possibile prima che le acque salgano, nel 2007.

"Deve essere fatto prima che questo materiale sia cancellato dalla mappa archeologica per sempre" ha dichiarato la Bradley.

Il governo sudanese sta infatti per costruite una diga idroelettrica sul Nilo per rifornire le comunità locali, che non hanno elettricità. Per fare questo, una striscia di terra di 200 chilometri, ricca di artefatti e di significative tracce di un passato storico, finirà sommersa per sempre.

Il contingente di Calgary è parte di uno sforzo archeologico internazionale per salvare gli artefatti e raccogliere informazioni sulla storia dei Kushiti. Gli studiosi sostengono si trattasse di una società matriarcale, dove il popolo coltivava grano, uva, cipolle, faceva vino e birra e allevava bestiame. Nel corso delle generazioni, sopravvissero agli scontri con Egiziani e Siriani tra gli altri, e fusero parte della loro cultura con quella egizia in una distinta società africana. I Kushiti avevano un linguaggio scritto ed una propria religione, e si interessavano di scienze, cultura e commercio.

Robertson, specializzato in resti di ceramiche e di scheletri, concentrerà il suo sforzo sui cimiteri sparsi per l´area, scavando i tumuli sepolcrali da cima a fondo, nella speranza di poter individuare i differenti strati sottostanti.

"Non possiamo permettere che siano perduti per sempre" ha ribadito. Si spera che i resti degli scheletri rivelino le linee delle famiglie genetiche, i tratti ereditari, alcune tracce di malattie ed adattamento alle malattie, la salute generale ed un ritratto demografico della popolazione.

Il gruppo si soffermerà per la prima metà del tempo sulla quarta cataratta del Nilo, circa 250 chilometri a nord di Khartoum, la capitale del paese dell´Africa orientale. Per la rimanente metà, il gruppo si muoverà di 100 chilometri a sud di Khartoum, verso Musawwarat es Sufram, un altro scavo che non si trova a rischio di inondazione.

Il gruppo ritornerà il 14 febbraio.