Dopo sei mesi di indagini nazionali e internazionali, il Procuratore Generale Egiziano Maher Abdel-Wahed, ha rinviato a giudizio la scorsa settimana 31 persone coinvolte in un imponente traffico di artefatti rubati che è arrivato a comprendere almeno 300 artefatti egizi, risalenti al tempo dei faraoni, al periodo copto e al periodo islamico. Il gruppo è stato anche accusato di riciclaggio di denaro sporco.
Secondo Abdel-Wahed, 18 degli accusati si trovano già sotto custodia, mentre 13 devono ancora essere catturati. Nove di essi sono stranieri, di nazionalità differenti: Svizzera, Germania, Canada, Marocco e Libano. Gli accusati egiziani comprendono Tarek El-Sweissi, vice capo del Partito Democratico Nazionale per l´area di Giza, tre ufficiali della dogana, due colonnelli della polizia e 5 ufficiali delle antichità.
"Questo è il massimo livello di corruzione testimoniato in Egitto in tempi recenti, poiché ha a che vedere con tesori archeologici" ha dichiarato Abdel-Wahed.
Questi ha anche accusato gli imputati egiziani di portare avanti scavi illegali in vari siti archeologici, di impossessarsi di artefatti autentici senza prezzo, esportarli e venderli sul mercato delle antichità con l´aiuto di complici stranieri.
Prove sostanziali dei furti sono state scoperte sei mesi or sono quando un ufficiale di pubblica sicurezza ha arrestato El-Sweissi e recuperato un numeri di artefatti autentici nella sua lussuosa villa nel distretto del Cairo di al-Mansouriya.
La polizia svizzera, che ha collaborato alle indagini, ha individuato un deposito di opere rubate a Ginevra e sequestrato circa 300 artefatti, tra i quali sarcofagi, mummie, statue, bassorilievi, vasellame ed altri pezzi. Gli articoli sono stati tenuti in custodia presso l´autorità svizzera, che le userà come elementi di prova in giudizio. Gli ufficiali hanno comunque garantito che i pezzi saranno regolarmente restituiti all´Egitto alla fine di questo periodo.
La legislazione svizzera, nello scorso giugno, ha inasprito la propria normativa in merito all´ingresso di artefatti storici nel paese. Questi provvedimenti sono stati presi di necessità a seguito degli eventi in Iraq, dove migliaia di antichi artefatti sono stati saccheggiati ed esportati. In ogni caso, non vi sono prove fino al momento attuale che artefatti iracheni siano stati rivenduti in terra svizzera.
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