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31 Dicembre 2004 ARCHEOLOGIA
Armstrong ilFriuli.it
Uomini morti e calce viva
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Indubbiamente le fornaci, almeno quelle ancora in piedi, costituiscono alcuni tra i reperti di archeologia paleoindustriale più interessanti e seducenti. La storia della nostra economia è legata a esse; prima del cemento e dopo i sassi dei torrenti, calce e mattoni costituivano gli ingredienti necessari e sufficienti per un´edilizia povera e nobile basata su materiali a basso costo ovunque reperibili, ma che in Friuli erano trattati con grande maestria.

I laterizi si producevano da impasti ottenuti rimescolando materiali argillosi e acqua con arnesi simili a pale. Tale lavoro, durissimo, segnava per sempre le mani e la salute degli operai. In pochi anni non avrebbero più potuto distendere completamente le dita a causa delle callosità; l´umidità li predisponeva alla tisi e alle polmoniti, allora non reversibili alle cure. Anche gli addetti alla carica delle fornaci andavano soggetti a tali infermità per i continui sbalzi termici subiti.

Nelle fornaci non si cuocevano soltanto mattoni, ma si produceva anche la calce. Non vi sono mai state vere ricchezze minerarie nelle nostre terre ad eccezione dei giacimenti di piombo e stagno di Cave del Predil, abbondantemente saccheggiati dai Rotschild che ne asportarono la parte migliore, il ´cappello´, per poi abbandonarle. La calcite, tuttavia, è ovunque: ne sono costituite, in pratica, tutte le Alpi Carniche e Giulie. Cuocendo questo modesto minerale, si ottiene la tremenda calce ´viva´, che si può ´spegnere´ in apposite vasche con acqua. Una vivace reazione esotermica: gli inevitabili spruzzi di questa accecano.

Col materiale ultimo di questo semplice ciclo produttivo si ricavavano, addizionando ghiaia o sabbia, la ´malta´ e un rudimentale cemento; non certo quello attuale armato di ´tondini´, super-elastico e iper-resistente: diciamo, suo nonno. Del lavoro alle fornaci resta traccia in alcuni cognomi.

Cavatori di pietre calcaree, fornaciai e madonârs emigrarono per clonare altrove il proprio lavoro gramo, pericoloso e stento; a essi restano, quasi monumenti, le fornaci fatte di mattoni e calce così come mattoni e calce eran capaci di produrre. Si possono ancora incontrare, maestose anche se non enormi, a Beivârs, per esempio.

Spesso son piene di crepe nelle quali sfuggono lucertole e ramarri; nonostante tali rughe di vecchiaia, di rado ci si può imbattere in tracce umane che suggeriscono riflessioni così numerose, come quella che si può ottenere molto con molto poco.