Napoli - Il percorso per il loro restauro, durata stimata cinque anni, e' cominciato oggi con la rimozione della prima imbarcazione dal fondo di sabbia e melma che le ha protette per secoli. Due delle tre navi di epoca imperiale romana vengono portate vie da una potente gru con un braccio di 14 metri dal cantiere della costruenda stazione della metropolitana di Napoli di piazza Municipio. Un'operazione delicata, in collaborazione tra maestranze della società che ha in appalto i lavori e Soprintendenza archeologica di Napoli e Caserta, cominciata oggi con il sollevamento del primo scafo lungo 12 metri e pesante 21 tonnellate nel suo guscio di conservazione in vetroresina; e il suo trasporto in un capannone appositamente allestito e climatizzato a Piscinola, periferia nord della città, messo a disposizione dalla Metropolitana di Napoli spa. Lo stesso nel quale lo scorso luglio è già arrivata la fontana medioevale sollevata dal cantiere della stazione di piazza Nicola Amore, altro sito che ha rivelato reperti archeologici eccezionali.
Le imbarcazioni sul fondo di quello che era il porto della Napoli romana sono in realtà tre, tutte datate, grazie all'analisi del carbonio C14 del legno, intorno al I secolo dopo Cristo. "Si tratta di navi commerciali in due casi - spiega la responsabile dello scavo archeologico Daniela Gianpaolo - in grado di spostarsi lungo la costa anche su medie e lunghe percorrenze, cioè almeno fino al porto della capitale di Ostia. La terza e' una imbarcazione di servizio utilizzata all'interno del porto, come indica la chiglia bassa e la prua verticale". Le operazioni di scavo dei reperti hanno richiesto mesi di tempo, delicate fasi e know how specifico. Esistono infatti poche imbarcazioni antiche al mondo e ancora meno scafi arrivati fino al 2000 in così buono stato di conservazione. La Soprintendenza napoletana si è avvalsa dunque di quanto già sperimentato dalla Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana nelle navi rinvenute a Pisa e di esperti dell'Istituto centrale del Restauro. In primo luogo interno ed esterno delle barche e' stato campionato, fotografato, schedato e scannerizzato con laser a tre dimensioni. Si è proceduto quindi a scavare piccole porzioni delle imbarcazioni - "fettine" le ha chiamate scherzosamente il coordinatore regionale delle Soprintendenze Stefano De Caro illustrando la metodologia al sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, al presidente della Regione Antonio Bassolino e della Provincia Dino Di Palma - attraverso trincee nei fianchi delle imbarcazioni.
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