Dopo l'inaugurazione, poche settimane fa, del «Parco dell'anfiteatro romano», l'area archeologica di via De Amicis che conserva i reperti della grande arena milanese di epoca romana, riesplode tra i milanesi l'interesse per conoscere quella che fu la Milano del III-IV secolo d.C, prestigiosa Capitale dell'impero Romano d'Occidente.
«A Milano - scriveva nel 379 d.C. il poeta Ausonio, contemporaneo di Sant'Ambrogio - tutto è meraviglioso. Vi è abbondanza di ogni cosa, palazzi innumerevoli e ben costruiti e grandi ingegni e gente che ride volentieri. Vi è la doppia cerchia di mura che mostra l'espandersi della città, e il circo, passione del popolo, e il teatro grande coperto, i templi, il palazzo imperiale, la splendida zecca, le famose terme erculee con i portici pieni di statue di marmo, le mura circondate dall'acqua dei fossati...». L'anfiteatro, dunque, era solo uno degli splendidi edifici dell'antica città che lo stesso Ausonio volle definire come una seconda Roma. Nella Milano di oggi però poche sono le tracce visibili del fasto di età romana, visto che la moderna metropoli si è sviluppata proprio sopra quella antica che in massima parte è andata distrutta.
I romani già dal 222 a.C. giunsero in quella «Mediolanum» abitata fin dal IV secolo a.C. dai Galli. Iniziarono pian piano a suddividere la città secondo il tipico impianto ortogonale. Tracciarono le due vie principali, il cardo massimo, oggi via delle Asole, via Moneta, fino a corso di Porta Romana, e il decumano, verso via Manzoni. L'antico «centro», all'intersezione delle due strade, veniva a trovarsi quindi nella zona dell'odierna piazza San Sepolcro (e non quindi nell'area del Duomo). Qui posero il Foro, con la sua piazza e i suoi palazzi, e il Tempio Capitolino, nuclei fissi di ogni città romana. Al nuovo impianto, lasciarono se ne affiancasse, nell'attuale piazza Cordusio (il nome è del periodo longobardo: curia ducis, corte ducale), un secondo è pia antico, a raggiera {tuttora visibile), di probabile origine gallica. Nel I secolo a.C. iniziarono la costruzione della cinta muraria. Via S. Giovanni sul Muro porta nel nome il ricordo dei muri che la percorrevano e che poi giravano vicino a via Filodrammatici, continuavano verso via Maddalena, quindi in via S.Vito. Una delle due torri che formavano la Porta Ticinese, che si apriva verso Pavia, è tuttora conservata in un negozio della zona.
In via Nirone rimane invece a cielo aperto un'altra torre, parte però della seconda cinta muraria, un allargamento verso est (fino all'attuale via Montenapoleone), e verso ovest (via Nirone), avvenuto nel III-IV secolo d.C. Particolare importanza ebbe naturalmente il Foro.
Scavi recenti nella Biblioteca Ambrosiana hanno fatto emergere nelle cantine quella che doveva essere proprio la grande piazza, pavimentata con enormi lastroni di pietra rossa di Verona, che conservano ancora tracce della sovrapposizione dei basamenti delle statue che In passato la decoravano. Si è trovato anche
il limite ovest di quest'area, indicato da una canaletta di scolo e dai gradini che avrebbero dovuto portare al porticato che circondava la piazza. Il ritrovamento nell'odierna via Cantu di alcuni capitelli corinzio-italici del II-I secolo a.C., provenienti probabilmente dal Tempio Capitolino, di cui purtroppo non rimane traccia, ha confermato come esso fosse posto sul lato corto nord del Foro. Uno scavo del 1938, eseguito sempre nelle vicinanze, ha rilevato tangente a via Torino i resti di un ipotizzato monumento pubblico, rettangolare, che
si pensa potesse essere il Mercato. Niente invece si è conservato dell'edificio del-, la Zecca, che dopo gli scavi avvenuti nel 1908, e dai toponimi delle Chiese di S. Mattia alla Moneta e di S. Martino alla Moneta, dalla via Moneta e dalla via Zecca Vecchia, si è supposto esistesse a fianco del Foro, dove oggi per combinazione c'è proprio la Banca d'Italia
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