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28 Agosto 2003 ARCHEOLOGIA
International Herald Tribune
Antica tecnologia dietro lo splendore del Nilo
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Quando fu costruita la Diga di Assuan per arginare il corso superiore del Nilo, negli anni ´60, i gruppi internazionali di archeologi decisero di strappare all´azione dell´acqua i templi e gli altri monumenti antichi che si trovavano nella zona. Furono letteralmente smontanti, e rimontati, pezzo per pezzo, sulla terra asciutta.

Un sito meno famoso ma ugualmente importante ad Assuan ha potuto evitare l´erosione delle acque, ma non il passare del tempo. Solo di recente gli archeologi egiziani hanno iniziato a lavorare su una grande miniera che fornì il granito nero per sarcofagi, statue ed obelischi.

Sedimenti e detriti hanno invaso e seppellito il fondo della miniera. Una volta ripulito, gli archeologi hanno trovato fosse delle forme degli obelischi estratti e materiali per rimuovere e rifinire la pietra. Hanno anche scoperto i resti del porto dove le imbarcazioni prelevavano le pietre.

Nel corso di una visita negli Stati Uniti il mese scorso, Zahi Hawass, direttore del Supremo Consiglio per le Antichità, ha dichiarato che si spera che queste scoperte offrano una nuova prospettiva nello studio delle tecnologie che stanno dietro lo splendore dei faraoni.

"Ci possono aiutare a conoscere le tecniche di taglio e di spostamento degli immensi obelischi" ha dichiarato. "E i graffiti su alcune delle pietre ci dicono qualcosa circa la vita delle persone che lavoravano nelle miniere".

Gli studiosi stanno esaminando un´iscrizione del venticinquesimo anno del regno di Tuthmosis III nella XVIII dinastia, più di 3400 anni or sono. Sembrerebbe riguardare la richiesta del faraone di due obelischi per il tempio di Karnak.

Svariate incisioni registrano i dati del lavoro sui materiali richiesti e la lunghezza delle pietre prelevate dalla miniera. I resti di sette obelischi, ognuno lungo 19 metri, si trovano ancora sul fondo della miniera. Nelle immediate vicinanze si trovano migliaia di palle di dolerite, una pietra più dura del granito. Gli archeologi teorizzano che la dolerite, importata dalla Nubia, fosse usata per intagliare e prelevare le lastre libere dal letto di roccia e per aggiungere il tocco finale al lavoro.

Talvolta, sembra che gli artigiani non potessero resistere la vista di un muro di pietra intatto. Su una parete, hanno lasciato disegni di ostriche. Altrove, hanno disegnato un pesce. Se fosse un delfino come sembra, ha dichiarato Hawass, suggerirebbe un´influenza mediterranea.