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23 Gennaio 2008 ARCHEOLOGIA
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IL POPOLO MAYA SACRIFICAVA I BAMBINI E NON LE VERGINI
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Le vittime dei sacrifici umani, al tempo dei Maya, non erano le vergini, ma bimbetti e giovani uomini. La rivelazione, che smentisce le teorie fin qui accreditate, arriva da uno studio realizzato sui resti ossei trovati nel "cenote" (la grotta) di Chichen Itza, nella penisola dello Yucatan. I "cenote" erano gotte sotterranee naturali dove i sacerdoti Maya celebravano riti di propiziazione al dio della pioggia, Chaac, o a quello delle messi: nelle pozze d'acque, nel cuore della giungla dello Yucatan, considerate l'ingresso nell'aldilà, i sacerdoti immolavano sacrifici umani. Dei 127 scheletri che l'archeologo Guillermo de Anda è riuscito a ricostruire, a partire dalle ossa ritrovate nel "cenote" tra il 1961 e il 1967, quasi l'80 per cento appartiene a bimbetti tra i 3 e gli 11 anni e il 21% ad adulti, in gran parte uomini. Secondo il ricercatore dell'Universidad Autonoma de Yucatan, i bambini venivano spesso gettati ancora vivi oppure scuoiati e smembrati prima di esserti offerti alle divinità, secondo pratiche rituali molto comuni nell'America pre-ispanica. Chichen Itza, che nella lingua maya significa "all'imboccatura del pozzo degli itza", fu uno dei più rigogliosi centri politici, commerciali e religiosi della zona Maya del periodo classico. Finora si era sempre creduto che, ad essere immolate, fossero giovani vergini perchè gli scheletri ritrovati erano spesso adornati con monili di giada. Anda ha confermato che è difficile individuare il sesso di uno scheletro, che non sia ancora giunto ad età matura, ma egli ritiene che la mitologia maya confermi la sua teoria.