Tre ricercatori dell´Università di Calgari, insieme ad alcuni colleghi internazionali, hanno rintracciato le più antiche evidenze conosciute dell´addomesticazione e diffusione del peperoncino piccante mediante analisi di microfossili amidi recuperati da pietre da macinazione come pestelli, e da sedimenti carbonizzati su utensili da cucina di ceramica. In un articolo di prossima uscita sulla rivista Science, riportano che le comuni varietà di peperoncino piccante (Capsicum Species) erano ampiamente utilizzate in una regione che si estendeva dalle Bahamas al Perù Meridionale.
"Fino a tempi relativamente recenti si credeva che gli antenati delle grandi civiltà delle highland, come Inca e Atzechi, fossero i principali responsabili degli avanzamenti agricoli e culturali della regione" ha dichiarato il dr. Scott Raymond, archeologo dell´Università di Calgari, ed uno degli autori dell´articolo.
"Abbiamo ora evidenze che i popoli indigeni dai bassipiani tropicali meritino maggiori crediti per l´addomesticazione del peperoncino piccante."
Aree asciutte e aride favoriscono la preservazione archeologica, mentre le regioni tropicali solitamente la ostacolano – specie trattandosi di cibi.
"Una scoperta relativamente recente indica che il processo di cottura non distrugge completamente gli amidi dei cibi cucinati, e che le tracce possono ancora essere recuperate dai recipienti di cottura" ha dichiarato Sonia Zarrillo, altra co-autrice dell´articolo e studente di dottorato all´Università.
Gli autori riportano che su sette siti attraverso le Americhe in cui sono stati trovati amidi dei semi di peperoncino piccante, il più antico proviene dall´Ecuador, e si data a 6, 100 anni. Questi siti ecuadoriani rappresentano i primi villaggi conosciuti delle Americhe e sono stati scavati da un team dell´Università di Calgary, guidato dal dr. Raymond.
Nel 2005, ricercatori internazionali riunitisi all´Università di Calgary per una conferenza archeologica, avevano confrontato i dati di un amido non identificato che era stato rilevato in numerosi siti dell´America Latina. La dr. Linda Perry, principale autrice dell´articolo e ricercatrice presso lo Smithsonian Museum di Storia Naturale, ha in seguito identificato l´amido come Capiscum.
"È stato sorprendente scoprire che il peperoncino, che è tecnicamente un frutto, lasciasse simili tracce di amido, che è più spesso associato con cibi come mais e radici vegetali" ha dichiarato la dr. Ruth Dickau, ricercatrice di post-dottorato e coautrice dell´articolo. "Tanta parte della ricerca sulle origini dell´agricoltura della regione si è focalizzata sui raccolti di elementi dietetici di base, ma questo era uno dei primi condimenti che siamo stati in grado di rintracciare – ed è piuttosto interessante"
I ricercatori ipotizzano che gli abitanti dei villaggi possano avere cominciato a crescere il peperoncino ad uso domestico perfino prima di 6, 100 anni or sono, ma per adesso non possiamo determinare in quale momento preciso il peperoncino coltivato entrò nella loro dieta.
Per quanto si convenga generalmente che il genere Capsicum abbia avuto origine in Bolivia, i centri di coltivazione delle differenti specie ed i loro percorsi di dispersione per il territorio rimangono oggetto di congetture, scrivono gli autori.
Con la conquista europea, il peperoncino si diffuse per il mondo ed è attualmente associato alla cucina di molte culture differenti. I primi popoli latino americani devono aver trovato che il peperoncino, ricco di vitamina C, fosse un eccellente complemento per pesce e cibi ricchi di amido, come mais, fagioli, patate dolci e grano.
"È anche ottimo per nascondere i sapori" nota Raymond. "Se qualcosa non avesse avuto un gusto tanto gradevole, bastava aggiungere un paio di peperoncini alla cottura".
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