CALPULALPAN, Messico - Scheletri dissotterrati ad un sito in Messico mostrano che gli Aztechi, sacrificarono a scopi rituali e mangiarono parzialmente diverse centinaia di invasori, giunti con le truppe spagnole nel 1520.
I crani e le ossa prelevati dal sito archeologico di Tecuaque vicino a Città del Messico mostrano che circa 550 vittime ebbero i cuori strappati dal petto dai sacerdoti Aztechi nel corso di offerte rituali e furono successivamente smembrati, e le loro ossa bollite e ripulite dalla carne.
Le scoperte supportano i racconti secondo i quali gli Aztechi catturarono e uccisero una carovana di conquistadores spagnoli, e uomini, donne e bambini locali che si spostavano con loro, per vendicare l'omicidio di Cacamatzin, re di Texcoco, seconda città dell'impero azteco.
Dalla scoperta risulterebbe che un certo numero di Aztechi fece resistenza ai conquistadores guidati dall'esploratore Hernan Cortes, anche se i libri di storia raccontano che accolsero con favore i cavalieri dalla pelle bianca, credendoli dei.
"È il primo sito che mostra tanto chiaramente la resistenza alla conquista, " detto l´archeologo Enrique Martinez, direttore dello scavo di Calpulalpan a Tlaxcala, vicino a Texcoco.
"Non vi fu un accoglienza cortese. Vi fu un massacro."
La carovana fu catturata probabilmente perché composta principalmente da mulatti, indiani maya ed uomini e donne caraibici, al seguito degli Spagnoli che sbarcarono in Messico nel 1519, come trasportatori e cuochi, e che rallentavano il cammino.
I prigionieri furono chiusi in gabbie per mesi mentre i sacerdoti aztechi da quella che è ora Città del Messico ne selezionavano alcuni ogni giorno, all'alba, li conducevano ad una lapide sacrificale, tagliavano i loro cuori e li offrivano alle varie divinità azteche.
Ad alcuni venivano dati funghi allucinogeni o il pulque -- una mistura lattea alcolica ottenuta dalla spremuta fermentata del cactus.
"Fu un sacrificio continuo per oltre sei mesi. I prigionieri assistevano al massacro dei loro compagni ed attendevano che giungesse la loro ora " ha spiegato Martinez. "Possiamo solo immaginare che supplizio sia stato per chi ha atteso sei mesi prima di essere ucciso"
I sacerdoti e gli anziani della città, che realizzavano i rituali sui gradini dei templi, divisi dalle mura perimetrali, a volte mangiavano le loro vittime crude, i cuori ancora sanguinanti; oppure cucinavano la carne di braccia e gambe una volta che si staccava delle ossa in ebollizione.
Segni della lama e perfino dei denti sulle ossa sono prove evidenti che la carne veniva mangiata.
Ad alcune donne incinte del gruppo i bambini furono accoltellati ancora nel ventre, come componente del rituale.
In tempi aztechi il sito fu denominato Zultepec, una città con templi e case stuccati di bianco in cui vivevano circa 5.000 persone che coltivavano il mais ed i fagioli e producevano il pulque da vendere ai commercianti.
All´udire del massacro, Cortes rinominò la città Tecuaque – che significa "il luogo dove la gente è stata mangiata" nella lingua indigena del nahuatl -- e inviò l´esercito ad eliminare quel popolo.
Quando capirono che gli Spagnoli stavano arrivando, gli aztechi di Zultepec gettarono i beni delle loro vittime nei pozzi, inconsapevoli di conservare in quel modo bottoni e monili per gli archeologi del futuro.
La squadra, che ha cominciato il lavoro qui nel 1990, anche trovato resti di animali domestici portati dalla Spagna, come capre e maiali.
"Hanno nascosto tutta le prove" ha detto Martinez. "Grazie a quel gesto, siamo stati in grado di scoprire un capitolo ignoto della conquista del Messico."
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