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5 Luglio 2005 ARCHEOLOGIA
physorg.com
UN´IMPRONTA RISCRIVERÀ I LIBRI DI STORIA?
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Gli scienziati hanno scoperto impronte umane nel Messico centrale, che sostengono datarsi a 40, 000 anni or sono; e si spera che possano aiutare a chiarire uno dei più contenziosi dibattiti della storia americana: chi furono i primi abitatori e da dove provenivano?

Un team internazionale di geoarcheologi, guidato dalla Dr Sylvia Gonzalez della Liverpool Moores University (LJMU), ha scoperto le impronte in una miniera abbandonata nel settembre del 2003, e le ha sottoposte ad un numero test di datazione, tra cui la datazione per serie di uranio, portata avanti sulle ossa animali del sito dal Dr Alistair Pike del Dipartimento di Archeologia e Antropologia dell´Università di Bristol.

I ricercatori hanno analizzato 269 impronte, animali ed umane, trovate presso il vulcano di Cerro Toluquilla, nel Bacino del Valsequilllo, presso la città di Puebla, 130 km sud est di Città del Messico.

Le impronte erano preservate come tracce fossili nelle ceneri vulcaniche lungo quella che era una volta la linea di costa di un antico lago vulcanico. Le variazioni del clima e l´eruzione del Cerro Toluquilla provocarono l´innalzamento e l´abbassamento dei livelli del lago, lasciando dietro impronte che presto furono coperte da altre ceneri e sedimenti del lago. Il percorso fu sommerso quando i livelli dell´acqua crebbero ancora, preservando le impronte.

Oggi, la cenere di Xalnene, dura come cemento, è usata a livello locale come materiale da costruzione. Il Dr Gonzalez ed il suo gruppo di ricerca sono stati in grado di vedere le impronte senza portare avanti alcuno scavo, dal momento che i minatori avevano già rimosso tra 2 e 3 metri di sedimenti del lago, che si erano depositati sulle ceneri vulcaniche.

Le impronte sono state mappate e scansionate usando tecnologia laser e riproducendole come immagini in 3-D e come modelli all´Università di Bournemouth. Approssimativamente il 60% delle impronte si è scoperto essere umane, con il 36% delle impronte umane classificate come appartenenti a bambini per via della loro dimensione. Vari percorsi brevi di impronte sono visibili in alcune aree della miniera e si stima che gli umani adulti fossero alti tra 117 e 190 cm.

"La datazione all´uranio ci è stata di grande aiuto" ha spiegato il Dr Pike, "perché talvolta le ossa sono troppo danneggiate dagli agenti atmosferici per essere datate al radiocarbonio."

"Stavamo lavorando con il team della LJMU e di Oxford, su un progetto per la datazione dei resti umani in Messico, quando abbiamo scoperto le impronte. Datarle rappresenta una sfida di molto superiore alla datazione delle ossa, per cui abbiamo messo insieme un team di esperti, inclusi scienziati della Open University nel Regno Unito e dell´Australian National University.

"Abbiamo visitato il sito diverse volte alla ricerca di ossa, denti, conchiglie, resti di torba, lava vulcanica, sedimenti ricchi di quarzo, ed altri materiali utili per la datazione. Ci sono voluti circa due anni, ma volevamo essere davvero sicuri di avere una datazione giusta, specialmente dal momento che una data così remota cambierebbe radicalmente la nostra comprensione del popolamento del Nuovo Mondo".

I risultati di questo estensivo programma di datazione indicano che le impronte umane ed animali preservate nella parte superiore delle Ceneri di Xalnene siano precedenti a 40, 000 anni, mettendo in seria discussione il sapere consolidato sull´insediamento nel continente.

La visione tradizionale, nota come Primo Modello di Clovis, sostiene che i nuovi abitanti attraversarono lo Stretto di Bering, dalla Russia all´Alaska, alla fine dell´ultima era glaciale – tra 11, 500 e 11, 000 anni or sono. Evidenze di questa teoria provengono dalle Punte di Clovis – strumenti usati per cacciare mammut e mastodonti – trovati in molte località del continente americano.

La scoperta di impronte umane nel Bacino di Valequillo nel Messico Centrale, sfida questo modello, offrendo nuove evidenze che gli umani si stanziarono nelle Americhe già 40, 000 anni or sono.

Gonzalez ha dichiarato: "Nuove rotte di migranti che spiegano l´esistenza di questi siti di molto precedenti, hanno ora necessità di urgente considerazione. Le nostre scoperte sostengono la teoria che questi primi coloni potrebbero forse essere arrivati via acqua piuttosto che a piedi usando la costa del Pacifico come rotta di migrazione."

Per ulteriori informazioni sulla ricerca, compreso il modo in cui le impronte sono state datate e mappate, visitate il sito (di lingua inglese): http://www.mexicanfootprints.co.uk/