GINEVRA – I famosissimi e giganteschi Buddha afgani di Bamiyan, distrutti nel 2001 dai combattenti di al Qaeda, sotto il regime talebano, potrebbero essere ricostruiti, in copie di cemento, ha dichiarato un esperto svizzero.
Il professor Armin Gruen, che ha trascorso due anni a creare modelli computerizzati delle due immense statue, che attirarono pellegrini da tutta l´Asia per circa 15 secoli, insiste che le copie sarebbero accurate fino ai minimi dettagli.
"Non possiamo rimettere insieme gli originali. Sono stati fatti esplodere in migliaia di pezzi ed alcune delle macerie sono state disperse o saccheggiate" ha dichiarato Gruen ad una conferenza stampa negli scorsi giorni. "Ritengo che nuove copie di cemento potrebbero essere la soluzione migliore".
Gruen, dell´Istituto di Geodesia e Fotogrammetria di Zurigo, è uno dei sostenitori della ricostruzione – che sarebbe finanziata da investitori privati, e potrebbe portare un po´ di turismo e di lavoro in una zona devastata come quella di Khazara.
Ma l´idea è altamente controversa, ed è rigettata come una "profanazione" dall´Agenzia delle Nazioni Unite, UNESCO, che, all´inizio dell´anno aveva dichiarato l´area di Bamiyan, tra le alture dell´Afghanistan centrale, sito Patrimonio dell´Umanità.
"All´UNESCO riteniamo che sarebbe un doppio oltraggio" ha dichiarato Muriel de Pierrebourg, portavoce del Direttore Generale giapponese dell´agenzia con sede a Parigi, Koichiro Matsuura, che ha viaggiato fino a Kabul per discutere il futuro di Bamiyan con i leader afgani.
La ricostruzione dei due Buddha di 58 e 38 metri di altezza, implicherebbe l´applicazione di una "tecnica che è stata ampiamente abbandonata e che è rifiutata dalla maggior parte degli specialisti".
Ma per Gruen è sbagliato paragonare questa ricostruzione con i tentativi del passato di rifabbricare antichi monumenti. "Abbiamo immagini dettagliatissime di come apparivano i Buddha negli anni ´70. L´elaborazione computerizzata delle immagini è accurata. Non sarebbe tirare ad indovinare" ha dichiarato.
In ogni modo, l´UNESCO preferisce lasciare le nicchie dei Buddha vuote come "memoriale della distruzione" e sviluppare l´area di Bamiyan come centro storico e culturale, comprensivo di un museo.
Le colossali statue –due erette ed una seduta - furono iniziate attorno al 300, mediante incisione nella pietra calcarea rosa di una vasta collina, e completate attorno al 500, sostengono gli archeologi.
A quel tempo il popolo dell´Afghanistan centrale – discendente della civiltà di Bactria, nota ad Alessandro il Grande e agli antichi romani – era di fede buddista. Con l´arrivo dei conquistatori, fu convertito nel IX secolo, all´islamismo.
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