MONUMENTO NAZIONALE DI AGUA FRIA, Arizona – Separati da 40 miglia e da quasi un millennio di storia, l´antica Pueblo La Plata e la moderna città di Phoenix sembrerebbero avere poco in comune.
Sulla sommità di Perry Mesa nel Monumento Nazionale di Agua Fria, Pueblo la Plata è stata raramente abitazioni di più di 50 persone alla volta nella sua storia di 200 anni, iniziata attorno al 1, 200 d.C. Nessuna comunità organizzata sembra avere occupato quest´area prima o da allora.
A sud, la grande città di Phoenix conta 3.2 milioni di abitanti per 2, 000 miglia quadrate di quel che una volta era un´oasi nel deserto di Sonora. Sede della sesta più grande città negli Stati Uniti, si prevede che la regione duplicherà la sua popolazione per la metà del secolo. E´ stata continuativamente abitata da almeno il 500 d.C.
Per la loro strana diversità, i due insediamenti catturano l´attenzione di archeologi, ecologi, ed altri esperti, tutti desiderosi di spiegare gli effetti dell´abitazione umana sul lungo periodo, e quel che può essere fatto per renderla più sostenibile nelle regioni aride nel futuro. Ciò naturalmente pone due intriganti domande: se gli umani hanno lasciato il loro segno su un ambiente persino a distanza di secoli dopo essere partiti, esiste un luogo sulla Terra che si possa considerare primitivo?
Sulla risposta si può ragionare sulla base di molte altre regioni del mondo, oltre all´Arizona centrale.
"Molta parte dell´urbanizzazione globale ha luogo in regioni desertiche" ha spiegato Nancy Grimm, ecologista alla Arizona State University. Le lezioni imparate qui potrebbero aiutare molte città attorno al mondo.
Con la partenza degli antichi popoli sud-occidentali, Pueblo la Plata non è quel che si dice un paesaggio da cartolina. Eccetto per i resti di stanze rettangolari costruite su piccola altura in un territorio piano, e piccoli cocci sparsi attorno, il panorama sembra naturale.
Ma Katherine Spielmann, professore di archeologia all´Arizona State University, indica un´area del territorio attorno al villaggio. Oltre ad esso, prevalgono erbe e piccoli cespugli, con rocce sparse ovunque. In alcune aree, piccoli cumuli di roccia basaltica spuntano accanto alle agavi.
Ognuno di essi è segno di antiche abitazioni umane. Il circolo è il sito più probabile per rocce usate per costruire il villaggio, oltre ad una parete difensiva che sigilla una "prua" nella mesa dove si incontrano i due canyon. Le piccole pile di rocce scure sono poste attorno alle piante di agave in quanto offrono loro calore extra, umidità e così ampliano la loro stagione di crescita. Alcune delle piante potrebbero essere gli esemplari originari, specula il DR. Spielmann.
(...) "La nostra idea è che il paesaggio si sia modificato per così tanto tempo che non si può comprendere l´ecologia dell´area senza comprendere quel che fecero i popoli preistorici." E´ questo un punto che gli ecologi stanno iniziando a riconoscere ovunque. Gli scienziati del Progetto di Harvard per la Ricerca a lungo Termine sulle Foreste hanno rintracciato gli effetti a lungo termine della coltivazione dell´epoca coloniale sulla natura delle foreste che si sono diffuse nei campi abbandonati a seguito della Rivoluzione Industriale. Altrove, Katherine Willis, un ecologo all´Università di Oxford in Inghilterra, nota che in tre dei maggiori blocchi "indisturbati" di foresta tropicale fluviale, ampi tratti furono coltivati a partire da 8, 000 anni or sono. Insieme a due colleghi ha notato in un articolo sulla rivista Science, lo scorso aprile, che le antiche tecniche di fertilizzazione e di bruciatura delle stoppie arricchirono il suolo, così che oggi, questi tratti a lungo abbandonati sono in qualche modo sezioni produttive "naturali" della foresta pluviale.
Qui a Pueblo la Plata, i campi di esplorazione sono iniziati solo in Aprile. Perfino informazioni di base come l´identità degli abitanti rimane un mistero. I team di ricerca hanno tracciato due linee di 900 metri e, ad intervalli regolari, hanno controllati reperti, piante, piccoli mammiferi e le rocce presenti ovunque. Simili dati raccolti approssimativamente lungo un terzo della lunghezza, sezioni disabitate della mesa offrirono la base per determinare come gli antichi abitanti mutarono l´archeologia. E così, la comparazione tra le ossa dei piccoli mammiferi nei loro antichi cumuli di rifiuti con i piccoli mammiferi trovati oggi.
La bellezza di Pueblo la Plata per questo tipo di lavoro, si trova nel suo status protetto, nota Hoski Schaafsma, paleobotanico alla Arizona State che sta collaborando al sito con la Spielmann. "Possiamo osservare un repertorio completo – una società che è passata attraverso la sua concezione, il fiorire ed il crollo senza il "chiasso" di occupazioni addizionali prima o dopo".
L´eredità può essere drammatica. Egli nota che gli altri siti che ha studiato, identificati come antichi campi, ospitavano una sola specie di pianta, mentre il paesaggio circostante ne aveva in media 28. "Si tratta di un´imponente riduzione nella diversità delle specie un migliaio di anni dopo l´abbandono di questi campi" ha dichiarato.
L´eredità dalla passata occupazione umana continua a modellare allo stesso modo Phoenix, notano i ricercatori del Progetto Ecologico a Lungo Termine dell´Arizona Centrale (LTER). Lo sforzo si concentra su uno dei due centri urbani che il governo federale ha finanziato a partire dal 1997, parte di un sistema di 26 installazioni che corre dai subtropici all´Artide e all´Antartide. L´LTER permette agli scienziati di condurre esperimenti su larga scala sul paesaggio. I dati di questi esperimenti possono offrire indizi cruciali, che gli scienziati trasformeranno in proiezioni sul modo in cui l´ambiente risponderà a cambiamenti significativi come il riscaldamento globale.
Lo studio ha già rivelato alcune sorprese, secondo l´ecologo Stan Faeth. Per esempio, nello sforzo per ridurre il consumo di acqua, lo sviluppo di nuove aree abitative vede il diffondersi di specie che tollerano lunghi periodi aridi, come ad esempio cactus, i cosiddetti xerofiti. Nello studio della biodiversità tra gli insetti, in particolare i ragni, "è indicativo che le aree con xerofiti che sembrano desertiche non aiutano necessariamente a sostenere la biodiversità tra le specie native della regione."
Una questione aperta riguarda il fatto che le zone con xerofiti spesso sono formate da piante provenienti da Australia, Africa, e Sud America, aggiunge il Dr.Schaafsma. "Uno dei veri messaggi che comincia ad emergere dagli studi di ecologia sui paesaggi urbani è che se i sistemi non sono evoluti insieme, se viene introdotto qualcosa di nuovo, ciò non trova risposta nella fauna locale. Perfino se ai nostri occhi queste piante importate svolgono la stessa funzione, i ragni, gli uccelli e gli animali impollinatori, le evitano, per quanto abbiano fiori bellissimi ed enormi."
La disponibilità di acqua rimane un fattore dominante per il LTER, seppure a differenza delle principali città dell´ovest, Phoenix sembri avere abbastanza risorse per far fronte alle sue necessità per diversi decenni, sostengono i ricercatori. Ma è determinante ottenere una migliore gestione dei fattori, controllando le scorte della regione – informazione che i gestori dell´acqua possono usare per centellinare questa preziosa risorsa.
"Stiamo sperimentando un numero di incertezze climatiche" nota Patricia Gober, professore di geografia della Arizona State University, e condirettore di un nuovo centro impegnato nel controllo del modo in cui le città del deserto rispondono all´incertezza delle risorse in rapporto ai mutamenti climatici. Ci si aspetta che il riscaldamento globale possa limitare il tasso di precipitazioni del 5% nei prossimi 50 anni. La regione è stata sull´orlo della siccità per circa un decennio. La presenza della sola città ha elevato le temperature notturne estive di una media di 12 gradi F – l´effetto calore dell´isola-urbana.
L´archeologo Charles Redman, condirettore del LTER, nota che sin dall´alba della civiltà, l´acqua è stata la risorsa chiave, attorno alla quale le persone organizzavano le comunità, permettendo alla creatività politica sociale ed economica di diffondersi insieme a cereali e legumi.
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