Londra – Il British Privy Council terrà nei prossimi giorni la prima udienza per decidere il futuro di una diga canadese in Belize, i cui oppositori sostengono danneggerà il delicato ecosistema del paese e distruggerà i siti archeologici maya.
Il progetto della diga di Chalillo sul Fiume Macal è stato oggetto di una lunga battaglia legale, venendo a contrapporre la crescente necessità di energia elettrica in Belize alla preservazione delle fragili risorse naturali del Paese del Centro America.
La diga di 49 metri, costruita dalla Belize Electric Co-ltd, inonderà circa 810 ettari di terra nella valle del Fiume Macal, sostiene una coalizione di nove gruppi ambientalisti che si oppongono alla costruzione.
Gran parte della vallata consiste di antica foresta pluviale, incontaminata dal tempo dei Maya, circa 500 anni or sono.
"La diga annuncia la catastrofica scomparsa di uno dei più preziosi tesori naturali del Belize" ha dichiarato Ute Collier del WWF international, uno dei gruppi che si oppongono al progetto.
"Un´impareggiabile distesa di foresta vergine, ricca di flora e fauna esotiche rischiano di essere rase al suolo e cancellate per sempre dalla faccia della terra"
Il gruppo sosterrà davanti alla Corte che gli studi condotti da una società di consulenze inglese sull´assetto idrogeologico al sito della diga, sono profondamente lacunosi.
Sosterrà, tra le altre cose, che la survey geologica ha erroneamente identificato la natura delle rocce nell´area come granito, sollevando questioni circa i costi e la sicurezza della diga da 30 milioni di dollari.
Un collegio giudicante del Privy Council – di fatto la suprema corte del Belize per via della sua appartenenza al Commonwealth – è stato interpellato dalla coalizione affinché sospenda i lavori fino a che non saranno condotte nuove indagini ambientali e geologiche.
Il Consiglio discuterà il caso nel tempo di due giorni.
Sharon Matola, direttore del Belize Zoo and Tropical Education Centre, ha dichiarato che il progetto avrebbe solo una modesta incidenza sulle riserve idroelettriche del paese, ma nel contempo porrebbe a rischio specie rare, come giaguari, tapiri e gli ultimi 2300 macao scarlatti del paese.
"Quel che stiamo svendendo in cambio di un po´ d´elettricità, è una delle aree più primitive rimaste nell´America centro settentrionale, un´area in cui si trovano specie che sono già estinte in altre parti dell´America centrale" ha dichiarato Matola.
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