Gli archeologi dell´Università di Southampton, il Professor David Peacock e la Dr Lucy Blue hanno appena fatto ritorno da una pionieristica spedizione d´indagine in siti romani nel paese dell´Africa Orientale dell´Eritrea, condotta in collaborazione con i colleghi dell´Università di Asmara. Il gruppo dell´Università è il primo del Regno Unito a lavorare nel paese, da quando ottenne la sua indipendenza più di un decennio or sono. Vi sono già progetti per fare ritorno in questa remota area sulle rive del Mar Rosso, in precedenza parte dell´Etiopia.
Le indagini si concentrano sull´antico sito di Adulis, conosciuto in tempi romani come insediamento di medie dimensioni e menzionato nelle antiche cronache come porto chiave nel commercio con l´India.
I ricercatori ritengono di avere trovato anche il sito del porto del VI secolo di Adulis, conosciuto come Gabaza, ed un mausoleo chiamato Samidi, entrambe fino ad ora noti solo dalle fonti documentali.
"Queste scoperte hanno un grande significato ed è importante ricordare che vi siamo arrivati guidati da una mappa tracciata nel VI secolo" ha dichiarato il professor Peacock. La mappa appare in un testo topografico cristiano scritto nel VI da un mercante fattosi monaco, per promuovere la sua convinzione che la terra fosse piatta e non sferica.
Il collega del Professor Peacock, l´archeologa marina Blue, ha aggiunto: "E´ emozionate avere scoperto un grande porto antico sul Mar Nero e potremo spingerci oltre nelle nostre investigazioni nei prossimi anni. Inizieremo a tentare di comprendere come e perché i sedimenti si sono accumulati e hanno così completamente seppellito il porto".
Il coinvolgimento inglese nell´area ha una lunga storia. Nel 1868 il Generale Napier fece sbarcare le sue truppe presso Adulis nel tentativo azzardato di recuperare gli ostaggi inglesi detenuti dall´Imperatore Teodoro nella sua fortezza di Magdala, ora in Etiopia. Mapier costruì una via di attracco ed una ferrovia per trasportare le truppe e l´equipaggiamento nell´entroterra, e tracce ancora sopravvivono sulla costa a 6 km ad est dell´antica città. Gli archeologi del British Museum, che accompagnavano l´esercito, riportarono alla luce una chiesa, che può ancora essere visto in stato di rovina.
Il gruppo proveniente da Southampton e Asmara ha effettuato un´accurata survey del sito usando metodi topografici e geofisici. Un´immagine satellitare della regione ha offerto informazioni utili circa l´uso della terra e permesso la ricostruzione della linea di costa. Ad ogni modo, i campi minati, conseguenze della recente guerra con l´Etiopia, e gli effetti del calore, costituiscono un ostacolo non indifferente al lavoro dei ricercatori.
"E´ stata una stagione di scavi dura, ma soddisfacente" ha dichiarato Peacock. "Abbiamo raggiunto un grande risultato, ma molto resta da fare, e cercheremo di tornare il prossimo anno. La ricerca non sarebbe stata possibile senza l´aiuto e la guida dei colleghi dell´Università di Asmara e del Museo Nazionale, con i quali è in corso un progetto collaborativo, né senza il supporto finanziario del Progetto per la Ricerca in Arte e Umanità e del British Institute nell´Africa orientale."
Nuovi scavi sono in programma per il febbraio del 2005, quando, si spera, gli studenti dell´Università di Asmara saranno parte del gruppo e la loro formazione diverrà un elemento importante.
Il prossimo anno è stato proposto di iniziare gli scavi sul sentiero dei visitatori, ove saranno collocati cartelli illustrativi per spiegare quelli che potrebbero sembrare al pubblico incomprensibili tumuli e tracce di pareti. Il Professor Peacock ha dichiarato "Sembra che Adulis abbia incontrato una fine inopportuna: nel 640 d.C. gli Arabi sferrarono una rappresaglia a Jeddah ed altri insediamenti sulla costa araba, ed in conseguenza la città fu distrutta completamente, per non risorgere più."
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