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12 Ottobre 2005 ARCHEOLOGIA
AGI News On
OETZI UCCISO DA FRECCIA, MORI' DISSANGUATO
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Rovereto - La freccia che uccise Oetzi, l'"uomo dei ghiacci" del Similaun, fu scagliata da un uomo del versante a sud delle Alpi, e lo stesso Oetzi era stato ai piedi delle più alte montagne d'Europa, poche ore prima di morire: sono i risultati più recenti delle ricerche ed analisi cui senza fine viene sottoposta la mummia naturale più antica del mondo, scoperta casualmente dieci anni fa, su un ghiacciaio a ridosso della frontiera austriaca. I risultati analitici sono stati spiegati, ad una conferenza a margine della 16esima Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico al MART di Rovereto, dall'anatomopatologo di Bolzano, Eduard Egarter, e dall´archeologa dell'Università' di Trento, Annaluisa Pedrotti. La punta di freccia, che penetrò nella schiena sotto la spalla sinistra di Oetzi, non lese alcun organo vitale, ma si fermò in corrispondenza di un grande vaso sanguigno. Il dissanguamento come causa diretta di morte è l'unica diagnosi plausibile sul corpo di Oetzi, secondo i due studiosi; ma fu un dissanguamento abbastanza lento da consentire alla vittima di scappare lontano dai suoi uccisori, tanto che questi ultimi non lo trovarono, e non predarono nemmeno una preziosa ascia di rame, scoperta dagli archeologi accanto al corpo. Quello che ci dice la punta di freccia è importante: la sua morfologia, con un particolare gancio molto tipico, si ritrova solo fra le popolazioni a sud delle Alpi, zona dove Oetzi trascorse certamente diverse ore prima di andare a morire in alta montagna.