Nel nuovo film World War Z, in questi giorni in uscita in Italia, un virus zombie ha colpito il pianeta, sterminando gran parte del genere umano e risparmiando solo Brad Bitt, che dovrà salvare il resto dei suoi simili.
Ispirato all'omonimo romanzo del 2006, il film è solo l'ultimo caso di zombificazione dell'America. Nel fare ricerche per questo articolo ho scoperto che in almeno un ospedale - il Sutter Roseville Medical Center della California - si è tenuta un'esercitazione per prepararsi a un'eventuale apocalisse da zombie, che i Centri di controllo e prevenzione dalle malattie (i Cdc) hanno una guida per prepararsi a questa eventualità. E non è finita: i conservazionisti stanno ragionando sul modo in cui la natura potrebbe aiutarci se il mondo dovesse cadere in mano ai morti viventi. Camminando verso il cinema, nel centro di Washington D.C., mi è stato anche messo in mano un volantino che spiegava "come sopravvivere a un'apocalisse Zombie", ad opera di un gruppo religioso.
In realtà, dopo tre serie di Walking Dead, mi considero abbastanza esperta in materia. Tuttavia devo dire che World War Z mi ha molto impressionato.
Al contrario di Walking Dead, gli zombie di World War Z sono veloci da togliere il fiato, tornano in vita pochi secondo dopo essere stati morsi e producono stridii, simili a quelli degli uccelli. I momenti più ricchi di suspence - specialmente quando i protagonisti camminano in punta di piedi in un laboratorio pieno di zombie - terranno incollato alla sedia anche il più assiduo divoratore di film. Le immagini dall'alto di famosissime città brulicanti di decine di migliaia di zombie sono molto affascinanti da guardare.
E c'è un'altra sorpresa. Contrariamente al romanzo, nel quale l'investigatore delle Nazioni Unite Gerry Lane (Brad Pitt) si muove attraverso una civiltà ridotta ai minimi termini per ascoltare i sopravvissuti, il film è ambientato all'inizio dell'apocalisse e Lane vaga da un luogo all'altro per cercare di mettere un freno al virus.
Lane scopre che la soluzione sta in una specie di "camuffamento". Facendo ammalare le persone con un altro particolare microbo, gli zombie non hanno infatti alcun interesse ad attaccarle, perché non sono sane. Con un po' di scetticismo ho chiesto alla microbiologa Joan Slonczewski, che lavora al Kenyon College nell'Ohio, se i virus funzionano veramente in questo modo.
La risposta è stata no. Almeno, non nel corpo dell'uomo o degli animali. "Che io sappia non c'è mai stato un caso in cui l'infezione di un virus abbia impedito la trasmissione da un'altra persona o animale", ci ha detto.
A livello cellulare, invece, "è possibile che un virus infetti una cellula per preservarla da una 'superinfezione', cioè l'infezione di un altro virus. Ad esempio, infettandosi con l'herpes una cellula si preserva dall'infezione di un diverso ceppo di herpes".
Virus zombie: è possibile?
Da scrittrice di fantascienza, Slonczewski è abituata a pensare a scenari da incubo. Il suo romanzo del 2010 Brain Plague parlava di personaggi tipo zombie che mordevano le persone trasmettendo loro un virus intelligente, che riusciva a comunicare con le cellule del cervello delle persone contagiate. Così le ho chiesto: nella vita reale potrebbe davvero diffondersi un virus zombie?
In un certo senso sì. Certo, nessuno si aspetta che i morti ritornino in vita. Tuttavia i cosiddetti virus neurotropi riescono ad attaccare il nostro cervello causando comportamenti aggressivi o comunque bizzarri.
"Si potrebbe immaginare che un nuovo virus neurotropo metta fuori uso le funzioni del nostro cervello superiore - spiega ancora la microbiologa - inducendo uno stato simile a quello dell'inedia. Questo potrebbe indurre le persone contagiate ad andare alla ricerca di altri cervelli", che sono il classico cibo da zombie.
Alcuni virus neurotropi, realmente esistenti, sono già un vero incubo. "La rabbia ad esempio è abbastanza spaventosa", spiega Kartik Chandran, microbiologo e immunologo al college Albert Einstein di New York, che studia il mortale virus Ebola. Sia nel libro che nel film, l'epidemia zombie viene inizialmente scambiata per rabbia.
Così come l'immaginario virus zombie, la rabbia si trasmette con il morso. Una volta entrato nel corpo, il virus si sposta direttamente nel cervello e "fa diventare pazzi, spingendoci a mordere altre persone a nostra volta", spiega lo studioso. Ogni anno muoiono di rabbia circa 55.000 persone, soprattutto in Africa e in Asia. Stando alle cifre del World Rabies Day il tasso equivale a una persona ogni 10 minuti. La maggior parte delle vittime viene contagiata da animali selvatici.
Un ibrido spaventoso
In che modo potrebbe svilupparsi un'epidemia zombie? Una possibilità è che due virus distinti si uniscano per formare un ibrido.
I virus riproducono il proprio materiale genetico all'interno delle cellule umane. Se in una stessa cellula si trovano due virus, uno dei due potrebbe casualmente "fare un salto" nel materiale genetico dell'altro. Secondo Chandran il progenitore del virus HIV potrebbe essersi sviluppato in Africa proprio in questo modo: dalla combinazione tra il virus di uno scimpanzè e quello di una scimmia.
Ho anche chiesto a Chandran se il virus Ebola - che causa emorragie diffuse - e quello della rabbia potrebbero, ipoteticamente, unirsi e creare un ibrido. Contagiando le persone, questo terribile mix potrebbe farle somigliare e farle comportare proprio come zombie. "È improbabile", risponde Chandran, perché tra i due virus non c'è una relazione molto stretta e anche se dovesse accadere, "la discendenza bastarda del virus potrebbe avere gravi malfunzionamenti o non funzionare affatto".
Tuttavia un virus mutante potrebbe manifestarsi anche in un altro modo: è il caso in cui il meccanismo che "fotocopia" il materiale genetico di un virus si inceppi. Alcune volte, proprio queste mutazioni conferiscono un grosso vantaggio al virus, permettendo al ceppo mutato di surclassare gli altri ed espandersi in tutto il mondo. Succede molto spesso con l'influenza.
Ecco perché la storia di un'epidemia in stile World War Z non è poi così inverosimile.
I virus si affermano anche quando sulla loro strada incontrano popolazioni che non hanno sviluppato alcuna immunità contro di loro. Un esempio? Il morbillo nel 1600 che si diffuse nel Nuovo Mondo. Gli europei, che erano immuni al virus, lo trasmisero ai nativi americani, che immuni non lo erano affatto. E così, il morbillo si diffuse come un incendio.
Non tutti i virus vengono per nuocere.
Prima di farvi prendere dal panico per un imminente apocalisse zombie, tenete presente che non tutti i virus sono cattivi. Slonczewski dice che sono più i virus utili di quelli pericolosi. Alcuni sono addirittura fondamentali per la nostra stessa sopravvivenza, giocando ruoli di primo piano come quello di stimolo per il nostro sistema immunitario.
Chandran è d'accordo: "I virus sono indispensabili per la vita così come la conosciamo". E c'è un altro aspetto da considerare: la maggior parte dei virus sulla Terra contagia i microbi uni-cellulari e non ha alcun interesse verso noi umani. "Siamo solo una minoranza", conclude Chandran. "Il pianeta è dei microbi. Stanno solo aspettando di riprenderselo".
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