Per la prima volta in assoluto, l'occultazione di una stella da parte di un pianeta al di fuori del Sistema solare è stata osservata in banda X. A rilevarla, i telescopi spaziali Chandra della NASA e XMM-Newton dell'ESA. Il mondo alieno è HD 189733b, già noto come l'esopianeta blu.
Sono trascorsi quasi vent'anni dalla scoperta del primo pianeta extrasolare, e da allora ne sono stati visti a migliaia intenti a transitare innanzi alla loro stella madre. Sempre, però, in luce visibile. Ora per la prima volta, complice un allineamento propizio, il fenomeno è stato rilevato in banda X. Protagonisti di quest'osservazione da record, il pianeta HD 189733b - in orbita attorno a una stella distante da noi 63 anni luce - e i due telescopi spaziali sensibili ai raggi X che hanno assistito al transito: Chandra della NASA e XMM-Newton dell'ESA.
HD 189733b - definito giusto qualche settimane fa, qui su Media INAF, "il pianeta dipinto di blu" - è un cosiddetto "Giove caldo" (il più vicino alla Terra fra quelli conosciuti), ovvero un esopianeta paragonabile, quanto a stazza, al nostro Giove, ma con un'orbita molto più stretta. Per la precisione, la distanza fra HD 189733b e la sua stella è 30 volte più piccola di quella che separa la Terra dal Sole. E un anno, lassù, dura appena 2.2 giorni.
Un'osservazione senza precedenti, dunque, questa messa a segno da Katja Poppenhaeger dello Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (CfA) e colleghi. Ma soprattutto un risultato che apre la strada a nuove scoperte. Studiare un esopianeta in banda X offre infatti la possibilità di ottenere informazioni preziosissime sulla composizione della sua atmosfera. HD 189733b, proprio per la sua relativa prossimità alla Terra, era già da tempo nel mirino degli astronomi.
Dai dati raccolti con la sonda Kepler e il telescopio spaziale Hubble era emersa la presenza, nella sua atmosfera, di particelle di silicati, responsabili della sua caratteristica colorazione blu. L'osservazione con Chandra e XMM Newton offre ora nuovi indizi sullo spessore e sulla composizione della sua atmosfera. Durante i transiti, i due telescopi spaziali hanno infatti rilevato una diminuzione della luce in banda X tre volte superiore alla corrispondente diminuzione in banda visibile. "I dati a raggi X suggeriscono l'esistenza di strati estesi, nell'atmosfera del pianeta, trasparenti alla luce ottica ma opachi ai raggi X", spiega Jurgen Schmitt, dell'Hamburger Sternwarte (Germania), uno dei coautori dell'articolo in uscita su The Astrophysical Journal. "Tuttavia, per averne certezza, occorrono altri dati"
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