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15 Agosto 2013 SCIENZA
galileonet.it
RISOLTO L'ENIGMA DELLE GALASSIE "SPENTE"
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Col tempo, persino le galassie si spengono. Arriva infatti un momento della loro evoluzione in cui si esaurisce il processo di formazione di nuove stelle, e divengono inattive. Un aspetto del fenomeno lascia però da sempre perplessi gli astronomi: le galassie spente osservabili nel lontano passato appaiono molto più piccole delle galassie spente dell'universo odierno. Ma come possono continuare a crescere se la formazione stellare è terminata? La risposta - in realtà sorprendentemente semplice - arriva oggi da un team internazionale di astrofisici, ed è stata trovata grazie al telescopio spaziale Hubble di Esa e Nasa. Lo studio è stato presentato sulla rivista The Astrophysical Journal.

Fino a oggi si riteneva che le grandi galassie spente a noi vicine - dunque anche più recenti - fossero l'esito della crescita di quelle più piccole osservabili nel passato del cosmo. Trattandosi però di galassie nelle quali non si stanno più formando nuove stelle, la loro crescita era attribuita a processi di collisione e fusione con altre galassie spente più piccole, con una massa fra le cinque e le dieci volte inferiore. Simili processi di fusione implicherebbero però la presenza d'una ragguardevole quantità di queste piccole galassie, per dar modo alla popolazione delle galassie inattive di "pasteggiare", una presenza che però non si riscontra.

"L'apparente lievitare delle galassie inattive è stato per molti anni uno fra i più grandi quesiti irrisolti dell'evoluzione galattica", dice Marcella Carollo, dell'Eth di Zurigo, prima autrice dell'articolo. Ora per la prima volta, grazie alle osservazioni realizzate nel corso della survey COSMOS con il telescopio spaziale Hubble, gli astronomi hanno avuto a disposizione un'enorme raccolta d'immagini, che gli hanno permesso di identificare e contare le galassie inattive lungo ben otto miliardi di anni di storia cosmica. Integrando i dati forniti da Cosmos con osservazioni realizzate utilizzando i due telescopi Canada-France-Hawaii e Subaru (entrambi alle Hawaii), sono infatti riusciti a sbirciare indietro nel tempo fino a quando l'universo aveva meno della metà della sua età attuale.

La porzione di cielo studiata si estende su un'area pari a quasi nove volte quella della Luna piena. Le galassie inattive risalenti a quell'epoca sono piccole e compatte, e sorprendentemente sembrano rimanere tali. Invece di lievitare e crescere attraverso fusioni nel corso del tempo, queste piccole galassie mantengono per lo più le dimensioni che avevano quando la formazione stellare è terminata. Ma allora perché sembra che con il passare del tempo diventino sempre più grandi?

"Abbiamo scoperto che molte delle galassie più grandi, in realtà, si sono spente tardi, in epoche successive, andando poi a raggiungere le sorelle inattive più piccole e dando così l'impressione - erronea - d'una crescita delle singole galassie nel corso del tempo", spiega Simon Lilly, anch'egli dell'ETH di Zurigo. "La risposta all'enigma offerta dal nostro studio è sorprendentemente semplice e ovvia. Ed è ogni volta una grande soddisfazione riuscire a cogliere la semplicità in mezzo all'apparente complessità della natura", conclude Carollo.

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