Il progetto "offshore" vale 2, 5 miliardi di euro e prevede una nuova città galleggiante a 12 chilometri dal Lido - Un terminal petroli con banchine di 2 mila metri quadrati, un terminal per i container e la diga di protezione lunga quattro chilometri spaventano gli ambientalisti.
La piattaforma offshore a largo di Malamocco è l'unico modo per fare concorrenza ai porti europei, a cominciare da Rotterdam, nei prossimi decenni". Parla Paolo Costa, 70 anni, un presente alla guida dell'autorità portuale veneziana e un passato, nell'ordine, di rettore a Ca' Foscari, ministro dei Lavori pubblici nel primo governo Prodi, sindaco di Venezia e presidente della commissione trasporti e turismo dell'Unione europea.
Non il primo venuto, dunque. Da veneziano che ha girato l'Europa, sa distinguere fra il gioiello della Laguna veneta e la città olandese, che ha il triplo degli abitanti della Serenissima e non figura fra le mete più agognate del turismo mondiale.
Eppure l'endorsement di Costa è dedicato a un investimento che cambierà faccia a Venezia rilanciando l'equivoco tra il modello industriale, o post-industriale, e lo sviluppo turistico.
PIATTAFORMA OFFSHORE DAVANTI A VENEZIA
Passare da 300 mila container all'anno a 3 milioni avrà un impatto colossale su un sistema unico al mondo, con tutto il rispetto per Rotterdam, e già sottoposto a uno stress considerevole dalle forze della natura e dell'economia.
A proposito di economia, la nuova opera dovrebbe costare intorno ai 2, 5 miliardi di euro. S'intende, è una stima a prezzi di partenza che, per gli standard italiani, è poco più di un pourparler o, se si preferisce, di una base d'asta.
I soldi saranno in parte pubblici, a carico del Cipe e del Magistrato alle Acque, e in parte privati. La nuova Waterworld comprende un terminal petroli con banchine di 2 mila metri quadrati che accoglieranno fino a tre superpetroliere contemporaneamente, un terminal per i container adeguato ai colossi capaci di portare fino a 18 mila scatoloni di metallo contro i 6 mila attuali, la diga di protezione lunga quattro chilometri e il parcheggio in terraferma per i container che viaggeranno su chiatte fino all'ex area Syndial di Porto Marghera.
Fra i percorsi alternativi, sono previste spedizioni verso i porti di Chioggia e Rovigo, oltre che lo sfruttamento della via fluviale, con barconi che risalirebbero il Po fino a Mantova.
I progetti attendono la Valutazione di impatto ambientale (Via). "Stiamo preparando il bando per l'advisor legale e finanziario", dice Costa: "Se la Via si concluderà in estate, in autunno andremo al Cipe per il piano di finanziamento. Per i lavori, servono due anni, due anni e mezzo".
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