Gli ultimi dieci anni sono stati i più caldi di sempre, anche se non è mai più stato raggiunto il picco toccato nel 1998. Le temperature medie però continuano a crescere e lo scenario più probabile è quello di un aumento di 4 gradi, con conseguenze catastrofiche.
L'atmosfera ha appena raggiunto per causa nostra un nuovo triste record: la concentrazione di anidride carbonica è arrivata a 400 parti per milione, una soglia mai sperimentata prima e considerata il picco massimo per poter pensare di tenere l'aumento delle temperature rispetto all'era pre-industriale al di sotto dei 2°C. Ma gli scettici non paiono ancora del tutto convinti del disastro imminente e a fomentare i dubbi avanzati da alcuni ci sarebbe il fatto che fino ad oggi la temperatura più alta mai registrata è stata segnalata nel 1998. Nonostante i 10 anni più caldi di sempre siano stati tutti dopo quella data, il picco di caldo del 1998 non si è più raggiunto. Purtroppo però non ci troviamo di fronte a una "pausa" del cambiamento climatico, e uno studio appena pubblicato su Nature Geoscience spiega perché.
Fu El Niño a rendere il 1998 un anno infuocato, ma da allora la temperatura globale ha continuato a salire al di sopra delle media. Nonostante il singolo record non sia più stato raggiunto, fanno notare gli autori, "nell'ultimo decennio il mondo nel suo insieme ha continuato a riscaldarsi, ma il riscaldamento si è verificato soprattutto sotto la superficie degli oceani piuttosto che sopra". Le grandi masse d'acqua del pianeta avrebbero insomma assorbito una quantità maggior di calore rispetto a quella prevista nei modelli climatici più pessimisti, alcuni dei quali avanzavano ipotesi di un aumento della temperatura globale fino a oltre 6 °C.
Se la curva del riscaldamento è stata più piatta di quello che ci si aspettava, il che rappresenta tutto sommato una buona notizia, quello che resta incerto è cosa succederà da adesso in poi. Quanto altro calore riusciranno ad assorbire gli oceani? Dato che i tagli alle emissioni per i quali molti paesi si sono impegnati non sono comunque ancora coraggiosi quanto dovrebbero, anche ammesso che le previsioni peggiori siano da escludere, quanto è probabile che l'aumento delle temperature si fermi davvero a quota +2 °C?
Alexander Otto, climatologo dell'Environmental Change Institute dell'Università di Oxford e autore principale dello studio, si dice convinto che la variazione nei prossimi 50-100 anni starà probabilmente all'interno del range previsto dagli attuali modelli climatici, ma non verso l'estremo più alto. Reto Knutti, dell'ETH di Zurigo, coautore dello studio precisa che nonostante eliminare lo scenario in assoluto peggiore sia sicuramente positivo, "ci troviamo di fronte alla prospettiva di un riscaldamento ben superiore all'obiettivo dei due gradi sul quale i paesi hanno trovato un accordo".
La previsione più probabile, secondo il team internazionale che ha firmato la ricerca, è che l'aumento delle temperature i attesti intorno ai 4 °C, tenendo conto di quanto registrato nel decennio passato. Siamo al doppio della soglia considerata ancora "sicura", e le conseguenze di un riscaldamento del genere sono disastrose: siccità, alluvioni, ondate di calore e carestie che comporteranno molto probabilmente migrazioni di massa. Uno scenario con il quale la politica prima o poi dovrà decidersi a fare i conti.
E intanto un altro studio pubblicato su Nature Climate Change, avanza già previsioni piuttosto accurate sul numero di morti che in futuro saranno causati dalle ondate di calore, sempre più frequenti a causa de clima che cambia. Nella città di New York i decessi dovuti al caldo in estate aumenteranno del 22%. Questo aumento sarà in parte mitigato da una diminuzione delle morti durante i mesi invernali, dato che le temperature saranno meno rigide. Ma il saldo è comunque spaventoso: +6, 2% di morti legate agli eventi atmosferici nel 2020 rispetto al decennio precedente.
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