Non stiamo parlando del biblico Lazzaro né tantomeno del romanzo di Mary Shelley, Frankenstein, ma di quanto affermato dal professor Sam Parnia, della Stony Brook University School of Medicine, il quale ha pubblicato un libro dal titolo emblematico: "Erasing Death: The Science That is Rewriting the Boundaries Between Life and Death" (Cancellare la morte: la scienza sta riscrivendo i confini tra la vita e la morte).
In questo suo libro, presentato la scorsa settimane alla trasmissione televisiva della americana NBC, "Today Show", lo scienziato ribadisce come una persona che sia dichiarata clinicamente morta possa invece essere riportata in vita. Come? Lo spiega lo stesso professore.
"I progressi negli ultimi 10 anni ci hanno dimostrato che dopo che una persona muore, si trasforma in un cadavere soltanto quando le sue cellule cerebrali cominciano a morire - riporta Discovery News - Anche se la maggior parte delle persone pensa che questo avviene in soli quattro o cinque minuti, ora sappiamo che in realtà le cellule cerebrali sono vitali per un massimo di otto ore...
Adesso sappiamo che è solo dopo che una persona si è trasformata in un cadavere che le sue cellule stanno davvero morendo, e se quindi manipoliamo quei processi, siamo in grado di riavviare il cuore e riportare una persona in vita".
Quanto suggerito dal dottor Parnia, in realtà, non è nuovo. Già precedenti scienziati avevano ribadito come una persona si potesse dichiarare davvero morta soltanto quando comparivano inequivocabili segni di morte come il gonfiore, la putrefazione e simili. Fino a quel momento, si riteneva per esempio nel '700, il deceduto doveva essere tenuto sotto osservazione, perché avrebbe anche potuto risvegliarsi.
Secondo il dottor Parnia, non ci si deve stupire di certe convinzioni perché questi concetti sono conosciuti ai medici da molti decenni. La coscienza, sottolinea Parnia, non s'interrompe improvvisamente quando il cuore smette di battere. Ma le convinzioni contrastanti su come e quando dichiarare una persona realmente deceduta dimostrano che linea di demarcazione tra la vita e la morte rimane oscura ancora oggi.
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