Quelli che in Europa vengono comunemente chiamati "siluri" sono pesci che appartengono generalmente alla specie Silurus glanis: si tratta di grossi animali acquatici senza scaglie che amano vivere in acque relativamente calde e lente, nascosti tra le radici degli alberi o sul letto di un fiume in attesa del prossimo pasto.
Il siluro ha la fama di raggiungere dimensioni estreme: fino a quattro metri di lunghezza, con un peso che può abbondantemente superare i 150 kg, misure che lo collocano al secondo posto nella classifica dei più grandi pesci d'acqua dolce d'Europa dopo il gigantesco storione beluga.
Il suo appetito insaziabile, inoltre, ha fatto nascere innumerevoli storie di cani, gatti, addirittura bambini divorati da grossi pesci siluro; cercando di districarsi tra la leggenda metropolitana e la realtà, un fatto è certo: ovunque sia stato introdotto questo pesce si sono registrate gravissime perdite all'interno dell'ecosistema locale.
Il siluro sta infatti contribuendo allo svuotamento dei fiumi europei, nutrendosi di ogni cosa che nuota o si muove a pelo d'acqua. Si nutre di qualunque cosa, viva o morta, riesca a trovare sul fondo del corso d'acqua in cui abita, fino a ingurgitare una quantità di cibo pari al 3% del suo corpo in età adulta, e al 10% in età giovanile.
Ultimamente, tuttavia, un particolare gruppo di siluri ha iniziato a mostrare un comportamento mai osservato prima in questa specie: i Silurus glanis del fiume francese Tarn che vivono nei pressi della città di Albi hanno preso l'abitudine di attaccare i piccioni che atterrano su un piccolo isolotto di ghiaia.
L'introduzione dei siluri nel fiume Tarn risale a circa 30 anni fa, e questo nuovo comportamento è quindi frutto di un'evoluzione breve e recentissima. Ma come può un pesce catturare un uccello appollaiato sulla spiaggia?I siluri del Tarn hanno sviluppato una tecnica del tutto simile a quella osservata in alcune popolazioni di orche o delfini: saltano letteralmente fuori dall'acqua per circa metà della loro lunghezza (da 1 a 1, 5 metri in media), afferrano un volatile con la loro bocca e lo trascinano in acqua.
Il comportamento di questi siluri è così simile a quello delle orche da aver portato Julien Cucherousset, ricercatore della Paul Sabatier University di Tolosa, a descriverli come "orche d'acqua dolce". Cucherousset ha studiato questi pesci durante l'estate del 2011, filmando ben 54 attacchi, 1/4 dei quali hanno portato ad una spettacolare ed efficace cattura della preda.
Cucherousset ha anche analizzato i campioni prelevati dallo stomaco di alcuni siluri per poter comprendere se il comportamento osservato fosse comune nella popolazione locale.
I siluri del Tarn si nutrono principalmente di crostacei d'acqua dolce e pesci più piccoli, oltre che di piccioni, e ogni animale ingerito lascia una traccia di carbonio e d'azoto differente all'interno dei corpi di questi predatori.
L'attacco sembra innescato dalle vibrazioni che i volatili producono nell'acqua. I piccioni immobili, infatti, non sono mai stati visti come potenziali prede dai siluri, contrariamente ai piccioni che disturbavano la superficie dell'acqua con le loro zampe.
L'attacco e la ritirata durano in totale da 1 a 4 secondi, e nel 40% dei casi il corpo dei siluri oltrepassa il limite tra la spiaggia e l'acqua del fiume per oltre metà della loro lunghezza.
Il comportamento sembra essere relativamente comune nei siluri del Tarn, specialmente in quelli giovani, anche se non c'è ancora alcuna ragione in grado di spiegare perché questi pesci d'acqua dolce abbiano sviluppato questo insolito metodo di caccia.
E' possibile che i siluri abbiano quasi interamente svuotato il Tarn dalle loro prede tradizionali, ed è anche possibile che i soli a poter esibire questo comportamento siano gli esemplari più giovani, meno pesanti e più agili.
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