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8 Dicembre 2012 SCIENZA
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Fossa delle Marianne, i primi risultati dell'impresa di Cameron
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Si riaccendono i riflettori sull'ecosistema più profondo della Terra: il Challenger Deep, nella Fossa delle Marianne. Ma nuove informazioni arrivano anche sulla vita nelle profondità della Fossa della Nuova Britannia, al largo della Papua Nuova Guinea.

Alla presentazione che si è tenuta il 4 dicembre a San Francisco durante la conferenza della American Geophysical Union, i partecipanti hanno potuto avere un primo assaggio di ciò che accade in questi misteriosi ecosistemi situati a svariati chilometri di profondità, ed entrambi visitati dal regista James Cameron prima e durante la storica immersione in solitario nel punto più profondo della Terra, avvenuta all'inizio di quest'anno.

Il microbiologo Douglas Bartlett della University of California di San Diego ha descritto alcuni crostacei anfipodi raccolti a 8.000 metri di profondità nella Fossa della Nuova Britannia e cresciuti fino a raggiungere dimensioni impressionanti: se questi animali in genere si aggirano attorno al paio di centimetri di lunghezza, quelli raccolti dalla spedizione hanno raggiunto la ragguardevole misura di ben 17 centimetri.

Bartlett inoltre ha sottolineato come le oloturie (anche detti cetrioli di mare) raccolte, alcune delle quali potrebbero essere specie finora sconosciute alla scienza, occupino molte delle aree in cui sono stati raccolti campioni nella Fossa della Nuova Britannia. Cameron si è immerso in questa fossa al largo della Nuova Guinea prima di tentare la discesa nel Challenger Deep.

La geologa marina Patricia Fryer della University of Hawaii ha descritto alcune delle più profonde sorgenti sottomarine mai scoperte. Queste sorgenti, da cui fuoriesce acqua riscaldata dalle reazioni chimiche nelle rocce percolando attraverso il fondo marino e immettendosi nell'oceano, possono offrire informazioni essenziali sull'origine della vita sulla Terra.

Infine, l'esobiologo Kevin Hand del Jet Propulsion Laboratory in Pasadena, California, ha raccontato come la vita in questi ecosistemi di profondità, alimentata dalle reazioni chimiche, possa costituire una sorta di metro di paragone per comprendere come potrebbe essersi evoluta la vita su altri pianeti.

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