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4 Novembre 2012 ARCHEOLOGIA
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Cosa pensò di aver trovato Bingham quando arrivò a Machu Picchu?
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La mattina del 24 luglio 1911, Hiram Bingham (a destra), professore della Yale University, partì dal suo accampamento sull'Urubamba per esaminare alcuni ruderi su un crinale. Quando arrivò a destinazione, rimase a bocca aperta: dalla vegetazione spuntava una città inca rimasta celata al mondo per circa 400 anni. Era la scoperta della vita, e sicuramente una delle più importanti del secolo.

Bingham formulò due ipotesi sullo scopo di Machu Picchu. La prima è che fosse la culla della società Inca; in seguito però cambiò idea, suggerendo invece che il sito fosse la leggendaria "città perduta" di Vilcabamba la Vieja, dove gli ultimi sovrani indipendenti Inca nel XVI secolo misero in atto una prolungata controffensiva nei confronti dei conquistadores spagnoli.

Bingham però aveva torto in entrambi i casi. Oggi gli archeologi sanno che il vero "ultimo rifugio" era in realtà Espíritu Pampa, situato nella foresta a circa 130 chilometri a ovest della capitale inca Cusco.

Ironia della sorte, Bingham visitò Espíritu Pampa nel 1911, ma decise che il sito era troppo piccolo e non abbastanza imponente per corrispondere a quella leggendaria città.