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29 Settembre 2012 SCIENZA
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Le cellule della madre che proteggono il feto
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Durante la gravidanza è necessario che il sistema immunitario della madre non aggredisca il feto riconoscendolo come estraneo. Una sperimentazione sui topi ha chiarito l'azione immunosoppressiva estremamente specifica di cellule materne che proteggono le cellule del feto, aprendo la strada a nuove ricerche sui meccanismi chiave delle malattie autoimmuni.

La gravidanza stimola la produzione di specifiche cellule in grado di prevenire e impedire che i tessuti del feto vengano riconosciuti come estranei e quindi aggrediti: i meccanismi di questo cruciale processo fisiologico, e in particolare la sua estrema specificità, vengono ora descritti in un articolo pubblicato sulla rivista "Nature" a firma di un gruppo di ricercatori del Cincinnati Children's Hospital Medical Center. Ancora più importante è la scoperta del fatto che queste cellule T regolatorie specifiche per il feto siano conservate dopo il parto, per poi riaccumularsi e fornire protezione nelle successive gravidanze.

Durante la gravidanza, l'organismo della madre deve affrontare una situazione di "paradosso immunologico" per la presenza di antigeni che il feto ha ereditato dal padre: se questi venissero considerati estranei, la gravidanza terminerebbe entro breve tempo. Affinché dunque questi antigeni vengano tollerati e la gravidanza possa proseguire, deve instaurarsi uno specifico meccanismo di soppressione immunitaria, svolta dalle cellule T regolatorie CD4 FOXP3+.

Mediante una sperimentazione sui topi, in quest'ultimo studio i ricercatori hanno dimostrato l'estrema specificità di questo processo, grazie al quale le cellule di origine fetale sono riconosciute e non aggredite, mentre si mantiene la protezione immunologica nei confronti delle infezioni.

"Abbiamo dimostrato in modo definitivo che queste cellule regolatorie possono formarsi una memoria immunologica", ha sottolineato Sing Sing Way, primo autore dell'articolo. "Queste caratteristiche di memoria che si evidenziano nella gravidanza chiariscono per quale motivo le complicazioni risultino ridotte nella seconda gravidanza rispetto alla prima, sempre con lo stesso padre, e in termini più generali consentono una migliore comprensione dell'equilibrio tra stimolazione e soppressione immunitaria nella prevenzione delle malattie autoimmuni".

In particolare, questo secondo aspetto potenzialmente apre la strada allo studio di nuovi vaccini in grado di agire in modo specifico sulle cellule T immunosoppressive.

"I vaccini attuali sono diretti esclusivamente alle cellule T immunoattivanti: nel caso della polio, per esempio, la vaccinazione è progettata per alimentare la produzione di cellule che distruggono il virus in una eventuale infezione successiva", ha concluso Way. "Un vaccino diretto all'espansione e alla conservazione di cellule immunosoppressive permetterebbe invece di evitare risposte spropositate dirette contro l'organismo stesso".

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