Altre notizie interessanti dal Sistema Solare, precisamente dalla Fascia Principale, la regione delimitata dalle orbite di Marte e Giove. Laggiù sta orbitando, da luglio, la sonda Dawn, lanciata dalla Nasa nel 2007. Il suo compito è studiare le caratteristiche di Vesta, l'asteroide più grande della Fascia Principale: i primi report della missione avevano svelato che in realtà si tratta di un protopianeta, ovvero un pianeta nel primo stadio della sua formazione, della stessa età del Sistema Solare.
Oggi, nuovi studi pubblicati su Science hanno invece svelato nuove caratteristiche del misterioso oggetto celeste, spiazzando per la seconda volta gli scienziati: il suolo di Vesta sarebbe ricco di idrogeno, soprattutto nelle regioni equatoriali, le più antiche. Gli scienziati erano finora convinti che l'asteroide fosse assolutamente privo di idrogeno: "È sorprendente perché Vesta è un asteroide basaltico, su cui le temperature sono molto elevate", ha commentato Maria Cristina de Sanctis dell'Istituto di Astroficsica e Planetologia Spaziali, coautrice del lavoro. "Né il tipo di asteroide, né la zona in cui orbita facevano pensare che fosse ricco di componenti volatili". I ricercatori stanno conducendo ulteriori studi e approfondimenti per capire l'origine dell'abbondanza dell'elemento: Thomas H. Prettyman, del Planetary Science Institute, ipotizza che la causa sia da ricercare nel vento solare, il flusso di particelle emesso dall'atmosfera del Sole.
L'abbondanza dell'idrogeno non è l'unica novità: utilizzando le immagini ad alta risoluzione di Dawn, Brett Denevi e i suoi colleghi della Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory hanno infatti svelato altri dettagli sulla superficie di Vesta. Osservato dallo Spazio, il suolo del protopianeta appare irregolare, quasi butterato: gli scienziati ne hanno studiato la composizione, scoprendo l'abbondanza di condriti carbonacee, piccoli frammenti di asteroidi contenenti generalmente acqua, che hanno impattato con la superficie di Vesta. "Strutture di questo tipo finora si erano viste solo su Marte", continua de Sanctis: " E in quel caso il modello più convincente per spiegarlo è proprio legato a una rilevante presenza di composti volatili e idrogeno. Il calore causato dall'impatto di un meteorite li devolatilizza, portando il terreno tutto attorno formando piccole depressioni".
Resta da capire se la presenza delle condriti, e del loro carico d'acqua, appartenga al passato di Vesta o a modificazioni ancora in corso. A questo proposito, il gruppo di scienziati non si è espresso in modo univoco: "L'interpretazione che la mia équipe e io privilegiamo", conclude de Sanctis: " è che la gran parte degli impatti sia avvenuto agli albori della vita di Vesta, e che ora vada scemando. Se confermata, questa interpretazione potrebbe darci indicazioni più precise su quando, nella storia del Sistema Solare, sia avvenuta la consegna dell'acqua ai pianeti da parte di corpi come le condriti".
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